La polemica
Il capogruppo di Coalizione Civica Detjon Begaj (foto di Riccardo Ruggeri)
Più di cinquanta esposti contro l’amministrazione lungo tutto il mandato, decine di raccolte firme non depositate e banchetti non autorizzati, ma anche un rapporto ancora da chiarire con il Garante della Privacy. Coalizione Civica va all’attacco e, questa volta, il bersaglio è il modo di fare politica di Fratelli d’Italia. Le critiche arrivano dal consigliere e capogruppo in Comune Detjon Begaj, che ha fotografato «una politica aggressiva che non trova riscontri dal punto di vista fattuale». Un’iniziativa che arriva dopo ani di mappature da parte del consigliere degli esposti e delle raccolte firme proposti dai meloniani lungo tutto l’arco dell’amministrazione Lepore. Per quanto riguarda gli esposti, Begaj ha contato 50 annunci dall'inizio del mandato a oggi, da quello alla Corte dei conti sul people mover del novembre 2021 a quello di pochi giorni fa sui disservizi dei forni crematori in Certosa, mentre sono 43 i banchetti per le raccolte firme fatti, ma a volte non autorizzati, durante questi quattro anni.
«Ce ne sono di ogni tipo sugli argomenti più disparati», ha sottolineato Begaj: «Al Garante della privacy, alla Procura, alla Prefettura, alla Corte dei Conti... con una media di un esposto al mese da inizio mandato». Una modalità di fare opposizione definita dal consigliere «piuttosto discutibile e perlomeno curiosa, visto che poi questi esposti non si sa neanche che fine fanno». «Si presume - ha continuato il capogruppo di Coalizione Civica - che queste iniziative servano a chiedere all’amministrazione di fare qualcosa o di cambiare idea su qualcun altro, anche se le poi le 43 raccolte firme non sono neanche state depositate». «Lo trovo curioso dal momento in cui nei moduli per le raccolte firme ci sono anche dati personali», ha poi fatto notare il consigliere: «Nome, cognome, numero di telefono, e-mail... si pone dunque un tema politico, perché penso sia importante che le persone, chi ha firmato e chi no, sappiano che non sono mai state depositate le raccolte firme di Fdi, dalle quali il partito ha ottenuto grande visibilità nel dibattito mediatico». Ma le critiche non finiscono qui, perché Begaj spiega di aver appuntato anche una trentina di casi in cui Fdi ha comunicato in quali giorni e in quali punti della città avrebbe raccolto le firme, e in dieci occasioni i banchetti non erano autorizzati: «Non è mio interesse sollevare una questione di regolarità formale o normativa - ha precisato il capogruppo - però una contraddizione politica emerge dal momento in cui queste raccolte firme magari vengono fatte sulla legalità e sul degrado».
La lente d’ingrandimento si è poi spostata sull’operato di Stefano Cavedagna, eurodeputato bolognese di FdI, accusato da Begaj di non avere un rapporto chiaro con il Garante della Privacy: «Credo che debba spiegare che tipo di relazione ha con quest’autorità, visto che da consigliere comunale e da nostro collega sembrerebbe abbia utilizzato le leve del Governo per far male o tentare di far male all'amministrazione comunale». Una critica che arriva dopo la puntata di “Report” trasmessa la scorsa domenica su Rai 3, che ha svelato, secondo il consigliere, come «il nostro ex collega in Consiglio comunale Cavedagna si sarebbe fatto aiutare da qualcuno dentro il Garante della privacy a fare delle segnalazioni contro l’amministrazione». «Una cosa piuttosto grave», ha spiegato Begaj, attaccando così l’eurodeputato: «Cavedagna dovrebbe spiegare e tutto il gruppo consiliare di Fdi dovrebbe chiarire se in questi anni, vista la mole di esposti che hanno presentato negli anni, c'è stato un metodo». L’episodio a cui fa riferimento la trasmissione di Sigfrido Ranucci risale al 2023, quando l’eurodeputato annunciò un esposto contro il Comune sulle procedure avviate da Palazzo d’Accursio nell’ambito dei lavori di realizzazione del tram. A questa iniziativa l'inchiesta di “Report” è arrivata partendo dalla figura di Cristiana Luciani, all'epoca nella segreteria di Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante in quota Fdi. Luciani è moglie del parlamentare meloniano Luca Sbardella e sulla sua assunzione al Garante era emersa, nelle scorse settimane, anche l'apertura di un'indagine della Guardia di finanza. Della vicenda si è occupato anche “il Fatto Quotidiano”, che in un articolo dell'edizione di domenica ha anticipato i contenuti dell'inchiesta di Report scrivendo, sul punto, che le chat in possesso della trasmissione «mostrano Luciani impegnata, già nel febbraio 2023, ad aiutare il consigliere comunale bolognese di Fdi Stefano Cavedagna a presentare reclami formali al Garante».