sanità
Gugliemo Imbriaco, coordinatore della Centrale operativa del 118 Emilia-Est (foto di Paolo Pontivi)
«In Europa la sopravvivenza media a un arresto cardiaco è di circa il sette per cento. In Emilia-Romagna superiamo il diciassette. L’applicazione Dae Responder, a cui sono iscritti più di 30.000 cittadini, è un chiaro esempio di come la tecnologia possa aiutare a intervenire con rapidità e successo».
Sono numeri che stupiscono e che raccontano un sistema sanitario regionale che funziona. Guglielmo Imbriaco, coordinatore della centrale operativa del 118 Emilia-Est, se li trova sotto gli occhi tutti i giorni, nei locali di largo Bartolo Nigrisoli, dove arrivano tutte le chiamate d’emergenza dell’area orientale del territorio, con competenza sulle province di Modena, Bologna e Ferrara.

Gugliemo Imbriaco sull'elicottero del 118 (foto di Paolo Pontivi)
Ogni anno in regione si interviene su 250 episodi di arresto cardiaco e oggi grazie all’applicazione Dae Responder tutti possono aiutare a prestare il primo soccorso indispensabile a una persona che si trova in estremo pericolo di vita. «L'arresto cardiaco - dice Imbriaco - è una patologia strettamente tempo-dipendente e la collaborazione del primo soccorritore o dell'assistente è fondamentale per migliorare la sopravvivenza. Dae Responder è un’arma che in Emilia-Romagna abbiamo a disposizione dal 2017 e che consente di mettere in connessione il primo soccorritore con la centrale operativa del 118 che lo guida nelle fondamentali manovre di rianimazione». Il funzionamento dell’applicazione è semplice. In caso di identificazione di un episodio di arresto cardiaco viene inviato un allarme alle persone registrate che si trovano in un raggio di cinque chilometri e che possono decidere di intervenire. «Chi presta il primo soccorso è continuamente supportato e guidato telefonicamente dagli infermieri della centrale che danno indicazioni chiare su come eseguire la rianimazione cardio-polmonare anche eventualmente con il supporto di una videochiamata».

Un defibrillatore automatico. In regione ce ne sono più di 11.000 (foto di Paolo Pontivi)
Un sistema che soprattutto nei piccoli comuni dell’area metropolitana è fondamentale per “prendere in tempo” chi di tempo a disposizione ne ha pochissimo. «Un esempio chiarissimo dell’utilità dell’applicazione è accaduto a Granarolo - racconta Imbriaco - dove cinque persone sono accorse sul luogo del malore. Dalla centrale li abbiamo coordinati. Hanno assistito il paziente, hanno recuperato il defibrillatore pubblico più vicino. È anche così che si salvano le vite». E proprio i defibrillatori di ultima generazione sono uno strumento estremamente semplice da utilizzare. «In Regione ce ne sono più di 11.000. Va collegato al torace e attraverso una voce guida - conclude Imbriaco - fornisce indicazioni su come devono essere collegate le piastre. Se ci sono i presupposti per la scarica elettrica, automaticamente l’apparecchio la eroga, cercando di ripristinare il ritmo cardiaco. È anche così che si salvano le vite. E chiunque può provare a farlo».