Il commento
Il politologo Gianfranco Pasquino (foto CreativeCommons)
«Il futuro dell’Italia passa dall’Europa, peccato che Meloni non mi sembri una grande europeista». Il commento del politologo e professore emerito Gianfranco Pasquino arriva mentre la solidità dei rapporti fra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Italia di Giorgia Meloni sembra più che mai appesa a un filo. Da quando lunedì la presidente del Consiglio è intervenuta pubblicamente in difesa di Papa Leone XIV, aspramente criticato da Trump («Non sono un suo grande fan – ha detto tra l'altro il tycoon – è un debole ed è pessimo nella politica estera. Se non fossi alla Casa Bianca, non sarebbe pontefice»), è divenuta il nuovo bersaglio degli sfoghi della Casa Bianca. Ieri su Truth, oggi su Fox News, il disaccordo sul Santo Padre ha fatto ricordare a Washington che neanche l’Italia, presunta testa di ponte fra gli Usa e il resto dell’Europa, è disposta a intervenire nello stretto di Hormuz e aiutare Trump a districarsi dalla guerra e dalla crisi che lui stesso ha creato. Meloni quindi è entrata nel novero dei leader esteri «inaccettabili» per il leader Maga.
Un trattamento che ha fatto reagire tutto, o quasi, il Parlamento italiano e potrebbe muovere anche gli elettori.
Pasquino, quali saranno le conseguenze per il nostro Paese dopo l’incrinamento dei rapporti con Trump?
«In una parola, limitate. Nella visione del mondo di Trump l’Italia è un paese poco importante, probabilmente la sua reazione alla perdita del rapporto sarà un bel "chissenefrega". Lato nostro, mi aspetto ancora meno, Tajani è un ministro degli Esteri molto passivo. Non ci saranno iniziative di rilievo».
Invece sul piano interno, ci sarà una variazione nei consensi per Meloni?
«Senza dubbio la guerra in Iran è impopolare in Italia, ma gli italiani storicamente non cambiano il proprio voto alle urne sulla base della politica estera, non interessa. Non ci sarà un calo nei sondaggi per Meloni, è leggermente più plausibile ma non probabile un piccolo aumento».
Qualcosa si può imparare da questo scontro?
«Che Meloni a forza di volare troppo vicino al sole si è bruciata. La via che l’Italia dovrebbe seguire da oggi è quella europea, peccato che Meloni non mi sembri una gran europeista. L’Unione deve creare il suo futuro, sul piano economico, su quello militare, in un contesto di maggiore indipendenza dagli Stati Uniti rispetto al passato. L’Europa abbandonata da Trump oggi non è in crisi, ha davanti a sé una grande opportunità di ripensarsi».
In Parlamento il Campo largo si è diviso sulla solidarietà a Meloni. Schlein e Calenda l’hanno lodata, Renzi e Conte criticata.
«Trovo molto sgradevole un’opposizione che davanti a un attacco alla sovranità stessa del nostro Stato cerca di lucrare consensi anziché difendere il Paese. Hanno fatto bene Schlein e Calenda».
Salvini invece ha difeso Papa Leone ma non Meloni, significa qualcosa?
«L’ultima cosa che voglio fare col mio tempo è commentare quello che fa o non fa Salvini».
Il silenzio di Meloni stessa, che non ha ribattuto, come lo interpreta?
«Una mossa corretta, mai come ora è valido il detto “il silenzio è d’oro”».
Trump invece subirà un contraccolpo interno?
«Perderà voti senza dubbio, il 52% dei cattolici statunitensi non lo apprezza. Il punto è dove li perderà, in quali Stati e in quali circoscrizioni, se saranno quelle determinanti per vincere le elezioni di metà mandato. I cattolici sono soprattutto in città dove il presidente è già debole, Chicago, New York, mentre negli Stati del Sud la grande maggioranza è protestante».