Sanità
Marcello Borghetti, segretario regionale della Uil (foto presa dal sito della Uil)
«Il pareggio di bilancio della sanità emiliano-romagnola nel 2026 è certamente un elemento da accogliere positivamente, a patto di riportare un po' di sano realismo. Il miglioramento dei conti è più il frutto dei sacrifici richiesti ai cittadini, attraverso il consistente aumento delle tasse regionali, che non di una gestione particolarmente efficace delle Aziende sanitarie locali. Un tipo di amministrazione che continuiamo ad attendere e reso ancora più evidente dalle condizioni spesso difficili in cui opera il personale dipendente delle strutture sanitarie». Non fa sconti il segretario regionale della Uil Emilia-Romagna, Marcello Borghetti, che ha commentato così le dichiarazioni di questa mattina del presidente Michele de Pascale e dell'assessore Massimo Fabi: «Sono i cittadini a pagare il risanamento della sanità regionale, in particolare lavoratori dipendenti e pensionati, ovvero coloro che versano l'Irpef e la relativa addizionale. Una tassa che, quando aumenta, come avvenuto nella nostra regione, colpisce sempre i soliti noti e non certo gli evasori fiscali».
Una situazione che ha portato Borghetti a interrogarsi su dove sia «l'equità in un'azione che, di fronte ai problemi di riorganizzazione della sanità, finisce sempre per gravare sui cittadini. Si richiama spesso il tema dei costi energetici, ma perché in questa regione è così difficile, per una politica che interviene con facilità sulle addizionali, aprire una discussione sui dividendi delle multiutility che operano nel settore energetico e che incidono direttamente sulle bollette degli utenti». Per questo motivo, il segretario ha chiamato in causa anche l’assessore regionale: «Fabi parla di una sanità che sta cambiando pelle e ci auguriamo sia quella giusta. Le liste d'attesa restano un problema concreto, così come non diminuiscono ma aumentano le criticità legate al personale. A oggi registriamo ancora grandi difficoltà e pochi passi avanti. Si annunciano progetti importanti sulla sanità territoriale, sul ruolo dei medici di medicina generale e sui presidi ospedalieri: come Uil lo auspichiamo, ma i loro effetti reali, in termini di servizi migliori e più accessibili, potranno essere verificati concretamente solo nel tempo». Per questo, spiega Borghetti, «i toni molto entusiasti risultano poco coerenti con una realtà sempre più complessa e preoccupante».
Un caso emblematico, secondo il segretario, è quello relativo alla riforma dei Cau in Aft: «Quella che è stata presentata come una rivoluzione, rischia di sovrapporsi, o addirittura sostituirsi, a un'altra rivoluzione, quella dei Cau introdotta appena due anni fa, lasciando i cittadini disorientati tra continue enunciazioni e nuove denominazioni. Su questo riteniamo ci sia più da vigilare che da festeggiare».
Per il segretario è invece «positivo l'incremento delle risorse sul Fondo per la non autosufficienza, ma anche in questo caso è bene ricordare che si tratta di risorse generate proprio dalla tassazione e dall'aumento delle rette sostenute negli ultimi anni da ospiti, famiglie e cittadini emiliano-romagnoli». Anche in questo caso, avverte Borghetti, «il compitino non basta. È il momento di dare risposte concrete ai problemi che la Uil solleva da tempo, a partire da un punto chiaro: basta dumping contrattuale nei servizi accreditati. Va individuato il miglior contratto per chi lavora e reso condizione obbligatoria per l'accesso a un mercato accreditato, altamente tutelato e finanziato con risorse pubbliche, cioè con i soldi di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati».
Un racconto, quello della Regione, contestato anche dalle opposizioni. «Quando chiedemmo il commissariamento tecnico dell'assessorato alla sanità fummo accusati di allarmismo - ricorda la capogruppo di Fdi Marta Evangelisti- oggi, però, il presidente ci dà ragione: non era allarmismo, ma una valutazione puntuale sulla voragine dei conti regionali». La meloniana quindi precisa: «Tutti auspichiamo il pareggio di bilancio entro fine anno, ma va evidenziato come si è arrivati a questo risultato. Attraverso una manovra fiscale pesante sui cittadini, senza assumersi la responsabilità politica delle gestioni precedenti che hanno generato il buco, dimostrando tutta la fragilità del presunto modello virtuoso emiliano-romagnolo». I ticket sui farmaci, ragiona Evangelisti, «hanno prodotto gettito, ma anche effetti negativi, spingendo molti cittadini a rinunciare alle cure. Questo non è un risultato di cui essere orgogliosi». Dello stesso avviso è anche Pietro Vignali, capogruppo di Forza Italia: «Non bisogna confondere le alchimie di bilancio con la realtà. Non è stato indicato come sono riusciti a riequilibrare. Di certo hanno aiutato le maggiori risorse dovute all'aumento del fondo sanitario nazionale stabilito dal Governo e vi è il fondato dubbio che i costi preventivati nel 2025 sono stati ridotti a consuntivo». Quanto all'aumento del Fondo regionale per la non autosufficienza, «viene presentato come un risultato politico - contesta Vignali - ma deriva da scelte già adottate lo scorso anno attraverso pesanti sacrifici chiesti a cittadini e imprese: aumento Irap, addizionale Irpef, bollo auto e introduzione del ticket sui farmaci». Per il 2027 è già previsto un ulteriore incremento di circa 25 milioni, ma anche in questo caso reso possibile, secondo Vignali, «dall’aumento della pressione fiscale regionale, dato che nel 2026 gli emiliano-romagnoli verseranno circa 450 milioni di euro in più tra tasse, imposte e balzelli regionali».