l'iniziativa
Il personale medico e assistenziale del Sant'Orsola con lo striscione "Chi cura ripudia la guerra" (foto di Paolo Pontivi)
«Abbiamo un pezzo di cuore a Gaza, che è Giorgio Monti. Alla nostra comunità è venuto naturale aderire a questa iniziativa di Emergency in maniera così sentita». Chiara Gibertoni, direttrice sanitaria del Policlinico Sant’Orsola, è orgogliosa di annunciare il supporto dell’ospedale bolognese all’iniziativa “Chi cura ripudia la Guerra”, fondata sull’articolo 11 della nostra Costituzione.
Un monito e un invito a non distogliere mai l’attenzione dai conflitti che devastano ampie zone del mondo. Dal Medio Oriente all’Iran, dall’Ucraina alla Siria. Ma anche in quei territori che spesso non appaiono sulle prime pagine dei giornali. La guerra civile in Myanmar e in Sudan, le insurrezioni multiple in Nigeria e in Pakistan. L’Etiopia, la Somalia, lo Yemen, Haiti, la Repubblica Democratica del Congo. Un elenco infinito che si porta dietro decine di migliaia di morti e di feriti, di storie che meritano la voce di chi i propri diritti di libertà può ancora esercitarli. Schierarsi davvero per una causa giusta. «Abbiamo contatti continui con Monti - ha concluso Gibertoni - e sappiamo come si vive la sanità in quei luoghi così difficili. Penso che non sia un caso che il Sant’Orsola sia stato il primo ospedale italiano ad aderire a questa iniziativa».
E tra i drammi di persone che hanno gravi problemi di salute e che hanno bisogno di cure urgenti, c’è anche la storia di dieci ragazzi, studenti di Matematica, di Ingegneria dell’automazione e del Conservatorio, inseriti nella lista prioritaria per l’evacuazione. Bologna li aspetta nelle prossime settimane per consentire loro di iniziare il secondo semestre e sostenere gli esami fino a ottobre.