Europa League
Il giornalista Giuseppe Tassi (foto concessa dall'intervistato)
«Non è ancora finita, per il Bologna. Prima di dichiarare la sconfitta, aspettiamo il ritorno. Nel calcio i miracoli esistono e magari facciamo due gol in casa dell’Aston Villa e passiamo noi. È una possibilità che non vedo lontana, le capacità le abbiamo tutte». Insomma, prima di disperarsi il giornalista Giuseppe Tassi, storica firma del "Qn-il Resto del Carlino", preferisce aspettare la gara del 16 aprile a Birmingham. Certo, dopo il brutto 1-3 di giovedì sera, dopo una partita casalinga all’insegna dei gol mancati (e con la sfortuna di un palo e una traversa), della rete annullata per un fuorigioco millimetrico a Castro e della debolezza palese – per inesperienza – del reparto difensivo, è difficile sperare. La squadra di Italiano, nonostante il gol di Rowe, ha dovuto cedere il passo ai Brummies perché si tratta di una formazione in grande forma, che ha il vento della Premier League in poppa. Ma, come dice Tassi, i miracoli esistono, e anche quest'anno, con la Roma per esempio, non sono mancati ai rossoblù.
Tassi, parlando ipoteticamente di un’esclusione dall’Europa League, il Bologna deve rivolgere le sue attenzioni al campionato?
«Certo, il campionato può sicuramente dare qualche soddisfazione al Bologna, con un buon bottino, mancando ancora sette gare, si può sicuramente puntare al posizionamento in zona Europa, o per la Conference League o per la Champions. Arrivare tra le prime otto è fondamentale e, visto che noi lo abbiamo fatto per tutto l’anno, possiamo sperare anche nello scivolone di qualche altra squadra più in alto».
A poco tempo dalla fine della stagione, che somme si possono tirare dal mercato che il Bologna ha portato avanti quest’anno?
«Quest’anno si è scelto di spendere i soldi in parte bene, e in parte meno. Ci siamo accorti troppo tardi che il valore di Rowe (19,5 milioni) era più che giustificato. Ci siamo mossi male in difesa puntando su giocatori troppo giovani e inesperti. Un’altra cosa che non è stata né tamponata né prevista è la discontinuità di salute fisica di tutta la rosa».
E per il futuro?
«Sicuramente sul piano dei portieri il Bologna si deve muovere. Per il momento né Skorupski, per problemi fisici, né Ravaglia per evidenti limiti di gioco, si sono dimostrati all’altezza. È un aspetto che sicuramente andrà rinforzato. Come anche la difesa. Con Lucumì che se ne vorrebbe andare bisogna riformare il reparto. Sarei più prudente sul centrocampo, il vero motore di questa squadra. Ma se la Roma comprasse il rossoblù Freuler bisognerebbe sicuramente trovare un faticatore di qualità come lui. In attacco, se Castro non se ne dovesse andare, cercherei di affiancargli qualcuno di più presente fisicamente, una cosa alla Lautaro-Thuram per intenderci».
La panchina sarebbe comunque affidata a Italiano?
«Non vedo perché no. Oltre a un altro anno di contratto, il coach sta dimostrando di far girare bene la squadra, seppure indebolita dal mercato. Se ne dovesse andare, magari perché ingolosito da qualche proposta d’alta classifica, mi piacerebbe vedere Fabio Grosso (attualmente al Sassuolo) sulla panchina del Bolo. Credo che Grosso sia un allenatore con una visione di gioco molto simile a quella di Thiago Motta, con una bella coralità».
Tra il mancato stadio nuovo e una squadra che fatica, come la sta prendendo Saputo?
«Sicuramente il presidente è rimasto spiazzato dalla lentezza dell’apparato burocratico italiano e da un Comune che prima sembrava aver promesso e poi ha deciso di allocare le risorse in altri luoghi. Certo che se c’è una cosa che abbiamo capito di Joey Saputo è che è un uomo che non demorde, anche perché c’è Sartori che, oltre a condurre mercati eccellenti, riesce a fare in modo che i conti del Bologna siano in positivo. Non vedo perché ora dovrebbe allontanarsi e perdere il polo bolognese che ha costruito in tutti questi anni. Magari tra qualche tempo si dirigerà altrove. Se dovesse succedere, a Bologna si creerebbe un vuoto incolmabile dall’imprenditoria di oggi».