Licenziamenti
Il peperoncino di plastica nei parcheggi di Grand Tour Italia (foto di Paolo Tomasi)
Nuovo scontro sul lavoro a Bologna. Grand Tour Italia, nato sulle ceneri di Fico, finisce di nuovo al centro della contestazione sindacale per la gestione dei licenziamenti. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs denunciano altri quattro tagli del personale che sarebbero stati effettuati senza alcun tipo di confronto preventivo con le organizzazioni dei lavoratori. Questa gestione aziendale del progetto è stata definita dalle sigle “grave e inaccettabile”. Si afferma anche di aver richiesto da mesi un incontro sia con la direzione di Grand Tour Italia che con la Città Metropolitana, senza però ricevere risposte.
Stando alle organizzazioni sindacali, questa modalità consentirebbe all’azienda di evitare il ricorso alle procedure di licenziamento collettivo, le quali prevedono, per legge, l’apertura di un confronto obbligatorio con le parti sociali. Intanto il numero dei lavoratori è passato dagli oltre cento iniziali a poco più di una ventina, nonostante l’amministratore delegato di Grand Tour Italia, Piero Bagnasco, abbia promesso di riassumere le quattro persone in questione il prossimo novembre. Si tratta di una diminuzione significativa che, sempre secondo gli stessi sindacati, sarebbe avvenuta attraverso una serie di licenziamenti individuali ripetuti nel tempo che non superano mai le cinque unità.
Nel comunicato firmato di Filcams, Fisascat e Uiltucs, si fa riferimento anche agli accordi siglati negli anni, inclusi quelli con la Città metropolitana di Bologna. Questi, infatti, prevedevano un ruolo attivo delle istituzioni nella tutela occupazionale dell’ex Fico. Da qui la richiesta di un intervento diretto delle istituzioni locali, affinché si riapra un tavolo di confronto sulla situazione occupazionale. Al centro della protesta rimangono, dunque, la salvaguardia dei posti di lavoro e le condizioni dei lavoratori all’interno del Grand Tour Italia. La vertenza resta al momento aperta, in attesa di sviluppi sul piano istituzionale e di un possibile dialogo tra le parti.