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La pietra d'inciampo depositata in memoria di Primo Biagini (foto di Giulia Carbone)
Tre pietre d’inciampo ricordano da oggi a Bologna tre concittadini caduti nel 1944 per mano nazifascista. Sono state posate davanti alle abitazioni di Armando Mazzoli, Primo Biagini ed Emanuele Giovanelli, i tre giovani che il 12 luglio di quell'anno trovarono la morte per mano delle SS al poligono di tiro di Cibeno di Carpi (Modena), dopo essere stati prelevati dal vicino campo di concentramento di Fossoli. Oggi, il Comune di Bologna restituisce dunque loro una memoria collettiva ponendo per ciascuno una pietra d’inciampo realizzata dall’artista Gunter Demnig.
L’iniziativa, promossa da Aned (Associazione nazionale ex deportati), fa parte del progetto "Pietre d'Inciampo per i sessantasette martiri del campo di Fossoli". Il sito, realizzato nel 1942 dal Regio Esercito come campo di prigionia per militari nemici, fu trasformato l’anno successivo in luogo di detenzione per ebrei e oppositori politici. Sotto il controllo delle SS, divenne un punto di transito verso i lager nazisti, segnando il destino di decine di deportati.
Alla cerimonia, avvenuta in tre distinti momenti, hanno preso parte l’assessore comunale Daniele Ara e la presidente della "Fondazione Fossoli", Manuela Ghizzoni, insieme ad alcune classi di scuola secondaria della zona. «È importante continuare questo filo conduttore per la memoria, in difesa della nostra Costituzione, del sacrificio che ha portato a quella Costituzione. Trovo importante la presenza delle scuole perché questa è una generazione che si sta riabituando alla guerra ed è una colpa che noi ci portiamo dietro», ha commentato Ara.
In via Rimesse 12 è stata deposta la prima pietra in memoria di Armando Mazzoli, radiofonista e operaio meccanico arrestato dalle SS con l’accusa di sabotare la produzione militare dello stabilimento: venne fucilato cinque mesi dopo. In via Francesco Rocchi 1 si trova la seconda pietra per Primo Biagini, operario pistoiese che militò nella Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. Poche sono le informazioni su di lui in merito all’arresto, dovuto probabilmente a un’accusa di sabotaggio. L’ultima pietra, dedicata a Emanuele Giovanelli, è stata deposta in viale Oriani 26, nel quartiere di Santo Stefano. Classa '26, Giovanelli rimase nel Campo di Fossoli solo otto giorni prima di essere fucilato a Carpi insieme ad altri 66 internati politici.