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Nell'immagine, da sinistra: Massimo De Luca, Isabella Conti e Lorenzo Gasparrini (foto Riccardo Pirrò)
«Siamo davanti a un bivio. O ci rendiamo conto che l’assistenza domestica è fondamentale per la società, oppure tra quindici anni ci troveremo incapaci di aiutare i nostri anziani». Isabella Conti, assessora al welfare, ha lanciato questo appello durante la presentazione dell’osservatorio Domina sul lavoro domestico in Emilia-Romagna. «Il dato allarmante è il numero delle persone non autosufficienti: oggi sono 220 mila, tra 20 anni arriveremo a 400 mila e non avremo le risorse necessarie ad aiutare tutti», ha detto l’assessora. Oggi gli investimenti regionali nel caregiving sono ingenti: «Abbiamo speso 560 milioni l’anno scorso e nei prossimi anni supereremo i 600 milioni per offrire assistenza a 33 mila persone. Dobbiamo essere più efficienti», ha concluso la Conti.
Il giro del lavoro domestico in Emilia-Romagna «genera numeri importanti», ha spiegato Massimo De Luca, direttore dell’Osservatorio Domina. Si parla infatti di 733 milioni spesi dalle famiglie per il lavoro domestico regolare che generano 1,4 miliardi di valore aggiunto, pari allo 0,8% del Pil regionale.
Ad essere sotto contratto sono i 69.866 lavoratori domestici registrati all’Inps in Emilia-Romagna. La maggior parte sono donne, pari al 92,7%, e straniere, circa l’80%. L’età media è di 53 anni e la retribuzione media poco superiore agli ottomila euro all’anno. «Rispetto al resto d’Italia, che ci sta arrivando adesso, in Emilia-Romagna si punta storicamente sul settore dell’assistenza, quindi le badanti, più che su quello delle babysitter», ha osservato De Luca, che poi si è poi concentrato sui datori di lavoro: «Si parla di privati cittadini, questo va sempre chiarito, e il loro numero dimostra il bisogno di assistenza». Sono infatti 71.597 i datori di lavoro domestico, di 71 anni, a maggioranza femminile e prevalentemente italiani. Un dato rilevante è anche la quota dei grandi invalidi, pari al 9,5%.
Queste cifre raccontano però solo una parte delle persone che lavorano nel settore. «L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali problemi ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile», ha affermato Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina. Il lavoro in nero è fonte di preoccupazione anche per Isabella Conti: «Per contrastare il lavoro nero, va data dignità a una professione che ha salari troppo bassi. Dobbiamo sederci ad un tavolo per dare dignità all’invecchiamento e dignità a chi si occupa dei nostri anziani».