Referendum

Di Stasi

l segretario Pd di Bologna Enrico Di Stasi (Foto concessa dall'intervistato)

 

Subito un attacco a Fratelli d’Italia sul caso Marta Evangelisti, capogruppo del partito di Giorgia Meloni in Emilia-Romagna, condannata a sei mesi (pena poi tramutata in una multa da tremila euro) per un falso tampone prodotto per avere un green pass nel 2021. «In FdI sono arroganti e si sentono al di sopra della legge. Per il ruolo che ricopre, è giusto che si dimetta». Così Enrico Di Stasi, segretario del Pd di Bologna, prova a sferrare un ulteriore colpo agli avversari politici, già provati dalle tante dimissioni post sconfitta al referendum. Delmastro, Bartolozzi, Santanchè. Il Pd prova a cavalcare l’onda lunga del successo referendario.

«Sono stati arroganti anche nella gestione del referendum – commenta Di Stasi – e hanno sottovalutato la portata politica delle urne. Tantissime persone che in altre occasioni sarebbero rimaste a casa hanno partecipato e si sono mosse per difendere la Costituzione». E il dato è stato particolarmente favorevole in Emilia-Romagna e a Bologna, con un’affluenza oltre il 70% e – nel capoluogo – il “No” a più del 68%. «Anche in quelle parti toccate dalle tante polemiche come quelle sulla sicurezza e sui cantieri hanno votato “No” – aggiunge il segretario –. È un risultato importante». Il Pd, però, sa che non può farsi false illusioni e che molti, tra quelli che hanno votato contro la riforma, non sono loro elettori. «Non vogliamo mettere il cappello su questa vittoria – dice Di Stasi – dev’essere piuttosto una base per partire con un ragionamento per attirare tutte quelle persone che hanno votato contro il governo Meloni. Abbiamo visto che tra le nuove generazioni c’è un’attenzione diversa, una sensibilità a temi sociali e questioni valoriali. Per Gaza e per la situazione internazionale abbiamo visto tanti movimenti importanti. Dobbiamo muoverci in questa direzione».

L’obiettivo è quello di creare un’alternativa seria e concreta a Giorgia Meloni, quindi. Un «cantiere politico» che guardi tanto alle prossime Politiche quanto alle prossime Amministrative. Contro Lepore giocano alcune tensioni, ben note, come quelle relative ai cantieri del tram, alla sicurezza o alla realizzazione del Museo dei bambini e delle bambine su cui l’amministrazione si sta scontrando al Pilastro. Per Di Stasi il Comune è disponibile al dialogo, ma «solo con chi vuole discutere davvero e non con chi vuole usare la violenza, le spranghe e i bastoni».

Sulla possibilità di fare a breve le primarie, richiamate anche da Giuseppe Conte (Ms5), Di Stasi è allineato con il presidente della Regione, Michele de Pascale: «Le primarie sono uno strumento importante – ribadisce – ma è prioritario discutere di contenuti e di un progetto di programma all’altezza delle richieste dei cittadini». Una presa di posizione forse cauta, ma il Pd sa che è un’occasione da non perdere se si vuole incrinare ulteriormente la stabilità del governo Meloni.