Il campo largo
Il presidente del Pd, Stefano Bonaccini (Foto Ansa)
Primarie sì, ma a tempo debito. Per Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico ed ex presidente della Regione, «sarebbe un errore clamoroso parlarne ora». Perché «agli italiani interessa poco di discussioni ed alchimie tecniche o politiciste. Interessa sapere cosa faremo noi e non basta nemmeno parlare male della Meloni dalla mattina alla sera». Cautela, quindi, per non rischiare di ritrovarsi nella stessa difficile situazione del 2022, quando al governo andò la destra. Per Bonaccini «fu il centrosinistra e non gli italiani ad aprire le porte di Palazzo Chigi a Meloni. La sinistra, i cui voti sommati erano largamente superiori a quelli del centrodestra, che ebbe il merito di presentarsi unito, si divise irresponsabilmente in tre parti».
Un errore da non ripetere. Non adesso che anche Giuseppe Conte, leader dei 5 stelle, si intesta la vittoria del “No” al referendum e invoca le primarie. Per vincere e battere Meloni, questa è l’idea che circola nel Pd, serve arrivare preparati e con una coalizione coesa, discutendo prima i punti di un programma concreto e attraente per nuovi potenziali elettori. «Salari, sanità, scuola pubblica, crescita economica» sono, per Bonaccini, i temi su cui riflettere più seriamente «in un paese che è in grande affanno». Quindi, sempre per il presidente del Pd, «si deve lavorare subito a sciogliere quattro o cinque nodi a partire dalla politica estera e con poche priorità scritte in modo chiaro e comprensibile. Solo a quel punto si potrà scegliere chi guiderà la coalizione». Un freno e un richiamo alla lucidità all’indomani di una schiacciante sconfitta delle destre. Il “No” al referendum ha minato la stabilità di un governo che fino ad oggi si è sempre dimostrato solido a fronte di un’opposizione evanescente. No ai facili entusiasmi.
Un invito alla calma e a non cadere nella trappola dell'euforia post referendaria è arrivato anche dal presidente della Regione, Michele de Pascale, che ha invitato a stare «attenti agli automatismi» e a «guadagnarsi la fiducia stabilendo cinque punti chiari e condivisi, per poi scegliere un candidato o una candidata premier da contrapporre alla presidente Meloni». Il presidente non ha però risparmiato un attacco al governo, forte proprio della vittoria del "No". «Dopo il referendum - ha detto - speriamo in un atteggiamento diverso su ItaliaMeteo. Ci aspettiamo meno arroganza adesso».
Matteo Lepore, sindaco di Bologna, è allineato con Bonaccini e Prodi e sostiene l’importanza di «mettere in campo delle idee» prima di ogni altra cosa. In un’intervista a “Repubblica”, in riferimento alle primarie, propone il “modello Bologna”: «In città furono un lievito, grazie al senso di responsabilità di chi ha vinto e di chi è stato sconfitto. Isabella Conti e io adesso lavoriamo insieme molto bene. La stessa cosa deve avvenire a livello nazionale, se Giuseppe Conte e Elly Schlein fanno le primarie è per misurarsi ma anche per riconoscersi a vicenda». Anche in questo caso, un invito alla cautela e soprattutto all’unità, al non frammentarsi e scindersi in caso di vittoria o sconfitta alle primarie. Per non rischiare di perdere pezzi e arrivare compatti alle Politiche.