Referendum

                                                                                                                   La scheda referendaria (immagine Ansa)

 

Mancano cinque giorni al voto e il dibattito infuria. Politici e cittadini, tutti coinvolti. Fra i palazzi del potere è botta e risposta fra maggioranza di governo e le opposizioni, così come per le strade del Paese. Domenica 22 marzo e lunedì 23 si voterà per il referendum confermativo della legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, promossa dal governo Meloni. I seggi saranno domenica, dalle ore 7 alle 23, e lunedì, dalle 7 alle 15.

 

Una consultazione priva di quorum, valida dunque in ogni caso, senza nessuna soglia di partecipazione minima, a prescindere dal numero dei votanti. I cittadini sono chiamati a esprimersi non sulla giustizia, ma sulla separazione delle carriere fra magistratura giudicante e requirente, i pubblici ministeri. Da non confondere con la separazione delle funzioni, già presente.

Si tratta di un intervento sulla struttura organizzativa e i sistemi di autogoverno della magistratura. Non è possibile esprimere un voto separato, ma unitario. O un “sì” confermativo di tutto l’impianto normativo o un “no” completo. Tra le novità che mira a introdurre c’è lo sdoppiamento del Consiglio superiore di magistratura, al fine di avere un organo di autogoverno per ognuna delle due carriere, conservando una composizione con prevalenza di membri togati.

 

È prevista inoltre la nascita di una Corte disciplinare con rango costituzionale, con il compito di valutare e amministrare i procedimenti disciplinari per i magistrati. Significa di fatto esternalizzare la funzione disciplinare. La riforma introduce una regola di impugnabilità non davanti a un giudice superiore e terzo (finora erano le sezioni unite civili della Cassazione), ma solo davanti alla stessa Alta Corte, seppure in diversa composizione.

 

Un ultimo elemento di novità riguarda i criteri con cui si sceglieranno, in caso di vittoria del “sì”, i componenti degli organi di autogoverno della magistratura. La riforma introduce il sorteggio, al fine di superare l’attuale sistema basato sull’elezione. L’obiettivo dichiarato dai promotori è ridurre il peso e l’influenza delle correnti, mentre i contrari sostengono sia un primo passo per convogliare i pubblici ministeri sotto il potere politico.