11 marzo
Francesco Lorusso (foto Ansa)
Dopo la contestazione alla vicesindaca Emily Clancy alla commemorazione di Francesco Lorusso, Mauro Collina, uno degli storici leader del movimento del '77 che conosceva personalmente il militante di Lotta Continua, condanna l'utilizzo di quella tragedia per attaccare l'amministrazione comunale: «I collettivi hanno strumentalizzato il ricordo di Francesco, sono quattro anni che l'11 marzo succede la stessa cosa. Ho cercato di spiegare ai gruppi che ieri hanno criticato Emily Clancy che a noi, amici e familiari di Lorusso, questa cosa non piace. I genitori hanno cercato per tanto tempo di avere un rappresentante del Comune alla cerimonia. Quello deve essere un giorno di memoria, le polemiche devono restarne fuori».
Nel 1977 anche Collina era un militante di Lotta Continua e ricorda bene i contorni del clima di tensione di quegli anni fra i manifestanti e le forze dell'ordine: «Negli anni '70 c'era un'atmosfera pesante dove c'era un uso enorme della forza da parte degli agenti. Il giorno in cui venne ucciso Lorusso, ad esempio, secondo me i carabinieri cercarono il morto».
Ieri durante la cerimonia sotto la targa posta all'inizio di via Mascarella, dove Lorusso si spense dopo essere stato colpito al torace da un proiettile, uno dei tanti sparati da un carabiniere che alla fine fu scagionato, alcuni esponenti del Cua (il collettivo universitario autonomo) avevano accusato la vicesindaca di essere incoerente perché la Giunta a loro dire ha «mandato la polizia al Pilastro» per contrastare chi protestava contro il cantiere del museo del Muba, il nascente museo dei bambini. Collina non ci sta e sottolinea la distanza fra le violenze di piazza degli anni di piombo e quanto sta accadendo ora in città.
«Ieri sera ho sentito uno slogan che non sentivo da 50 anni, "via via la nuova polizia", e questo non ha senso – riflette Collina - La situazione è totalmente diversa, non si può fare nessun confronto. Ovviamente è orribile che venga usata la violenza della polizia per reprimere le manifestazioni ma sono fatti che non c'entrano nulla con quel periodo».
Oltre alla contestazione di via Mascarella, nella giornata di ieri il Cua ha promosso una mobilitazione contro un evento a sostegno del "Sì" al referendum organizzato nella facoltà di giurisprudenza dall'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. Anche in questo caso Collina è critico nei confronti dell'iniziativa del collettivo: «Il referendum sarà un passaggio delicatissimo perché è sotto attacco la Costituzione ma non ha senso contestare un banchetto del comitato per il "Sì". Bisognerebbe invece parlare con le persone e raccontare perché andare a votare "No"».
Nelle ultime settimane le polemiche a Bologna non sono solamente interne alla città. L'amministrazione Dem guidata da Matteo Lepore è stata più volte al centro di attacchi di esponenti del Governo – Il sottosegretario alla cultura Lucia Bergonzoni, che ha definito il sindaco come «un grande male da estirpare», è solo l'ultimo in ordine di tempo - soprattutto sui temi della sicurezza e della gestione dell'ordine pubblico. Secondo Collina, fra le righe delle dichiarazioni dell'Esecutivo, emerge la volontà di colpire la città in quanto baluardo del progressismo italiano: «Bologna non è una città a caso, ha avuto le stragi e anche negli anni '70 era considerata come un esempio di democrazia. Penso che sia ancora vissuta come un soggetto che si oppone alla linea del Governo e per questo continua a essere bersaglio della destra»