Verso il voto

A sinistra il segretario della Cgil Landini, a destra il capo di Azione Calenda (foto Ansa, combo di Riccardo Ruggeri)

 

A due settimane dal voto si alzano i toni della campagna referendaria e anche a Bologna arrivano i big dei due schieramenti. Maurizio Landini, segretario della Cgil e sostenitore del "No" sarà in Piazza Lucio Dalla il prossimo 12 marzo, mentre Carlo Calenda, segretario di Azione, per il "Sì" guiderà la serie di interventi a favore della riforma prevista per domenica 15 marzo in Piazza Maggiore.

Nel corso della manifestazione contro la riforma della giustizia arriveranno in città anche altri grossi calibri del fronte del "No" in rappresentanza del campo largo, stavolta unito, e di varie associazioni della società civile. Per quanto riguarda i politici il programma prevede gli interventi della deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani, di Nicola Fratoianni, uno dei leader di Alleanza Verdi e Sinistra, e del senatore grillino Ettore Licheri. In Bolognina saranno presenti anche i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi), della rete delle Acli, e di Libera.

Il "Sì" avrà il palco di Piazza Maggiore, prima di Calenda si alterneranno davanti a San Petronio più di 80 oratori in una serie di brevi discorsi che, secondo gli organizzatori, potranno essere integrati con interventi dal pubblico.

Proprio Calenda è stato di recente impegnato in un botta e risposta a distanza con Nicola Gratteri, una delle voci più influenti fra chi si oppone al referendum. Il procuratore capo di Napoli ha risposto dallo studio della trasmissione di La7 "Dimartedì" all'invito di Calenda a «discutere della riforma della Costituzione» con un secco: «Non è questo il momento di discutere, andava fatto in Parlamento. Andate a votare, dopo sarà impossibile tornare indietro».

In attesa della prova delle piazze gli ultimi sondaggi nazionali raccontano di un testa a testa fra le due fazioni. Secondo YouTrend il No sarebbe avanti con il 53% delle preferenze in uno scenario a bassa affluenza, segno che i promotori della riforma non sarebbero riusciti a mobilitare a sufficienza la propria platea di riferimento. Diversa la prospettiva in caso di un'alta affluenza alle urne che vedrebbe il "Sì" risalire fino circa al 50%.