Il Quindici

 

Gli esterni di Leila in via Serra (foto di Alberto Biondi)

 

Ci sono oggetti che abbiamo in casa e dei quali ci dimentichiamo. Rimangono nascosti e inutilizzati, in una cantina o in fondo all’armadio. Eppure, una vita la mantengono. E potrebbero essere utili a qualcun altro. Perché, allora, non permettere a chi ne ha bisogno di utilizzarli? È da questa intuizione, forse semplice ma non banale, che dieci anni fa a Bologna è nata Leila, una vera e propria biblioteca degli oggetti, la prima in Italia. Oggi le sue sedi in città sono due: la principale si trova in Bolognina, in via Luigi Serra, la seconda è all’interno della biblioteca Salaborsa, in piazza del Nettuno. Un progetto che oggi, dieci anni dopo, è diventato un servizio cittadino e un modello che si sta, pian piano, diffondendo in tutto il Paese.

Leila è un luogo dove si possono dare e prendere in prestito oggetti di tutti i tipi. Il mantra di Antonio Baraldi, fondatore di questa singolare biblioteca, è questo: «Tutti abbiamo bisogno di oggetti, però non abbiamo per forza bisogno di possederli». Il motore di Leila è la condivisione con chi ne ha bisogno di ciò che per noi è superfluo, di quello che abbiamo utilizzato una volta e che potremmo non utilizzare mai più. Una condivisione basata sulla fiducia del prossimo e sulla sua capacità di portare rispetto al prestito. L’associazione nasce nel 2016, in un momento storico non semplice, in cui proprio quella fiducia era messa in discussione. «Leila – racconta Baraldi- è stata prima di tutto un sogno. Dieci anni fa il panorama internazionale era complesso. Era il pieno del periodo degli attentati terroristici, penso in primo luogo a quello del Bataclan del novembre 2015. La gente non amava parlare di fiducia. Si era persa. Così io, insieme ad altre tre persone, ho pensato che ci fosse qualcosa da ricostruire, puntando sull’utilità e sulla concretezza. Qualcosa da seminare per far crescere un nuovo sentimento».

Il primo esperimento in Italia, ma già presente all’estero. «L’ispirazione è stata la biblioteca degli oggetti di Berlino. Volevamo proporre anche a Bologna uno strumento pratico: tutti possediamo oggetti che utilizziamo poco, benché siano utilissimi». Solo, non lo sono ogni giorno. «Un esempio che rende bene l’idea secondo me – dice Baraldi - è quella del trapano: io ho bisogno di fare un foro nel muro, non di possedere necessariamente un trapano. Lo stesso vale per un carrello da trasporto, il portapacchi per l’auto, la tenda, il videoproiettore, l’imbracatura per arrampicate in montagna...Sono oggetti utili, ma che non si utilizzano tutti i giorni». Da qui, una doppia sfida. «Da una parte abbiamo iniziato a suggerire alle persone di mettere in condivisione proprio questi oggetti e di non lasciarli “ammuffire” in cantina o in un armadio, dall’altra abbiamo concesso a chiunque voglia mettersi in gioco, magari anche in qualcosa di inusuale, di poter prendere, utilizzare e poi restituire tutto ciò che è presente nel catalogo».

Il Comune di Bologna ha supportato Leila sin dalla sua nascita, e dopo la pandemia è nata una vera e propria convenzione con il sistema bibliotecario comunale. Per poter accedere al servizio bisogna attivare la tessera in una delle due sedi dell’associazione. Il tesseramento costa 20 euro, 15 se sei studente. Grazie alla convenzione con il Comune, se si possiede già la tessera delle biblioteche comunali quella di Leila è gratuita per il primo anno. Il servizio è poi rinnovabile ogni anno al costo di 15 euro. Funziona così: si deve portare almeno un oggetto da condividere perché solo in questo modo si può accedere al prestito. Sul sito online di Leila, è possibile vedere gli oggetti disponibili divisi in categorie: attrezzi, hobby, sport, musica, giochi, giardinaggio, viaggi...Non c’è limite agli oggetti che possono essere messi a disposizione degli altri utenti e si possono prendere in prestito contemporaneamente tanti oggetti quanti ne si condivide. La proprietà non si discute, quella a Leila non è una donazione. «Una volta che hai preso in prestito quel che preferisci -spiega Baraldi- puoi ritirarlo in una delle due sedi oppure scegliere l’opzione di consegna a domicilio».

E ora c’è una novità. «Un servizio ulteriore- dice- attraverso il quale sarà possibile fotografare il proprio oggetto e attraverso la web app metterlo in condivisione nella zona in cui si abita. In questo modo si ramificano ancora di più le possibilità di prestito in città: per chi abita distante dalle nostre sedi può essere scomodo raggiungerle. Posso quindi condividere gli oggetti con le persone che abitano vicino a me, organizzandomi liberamente per il prestito e la riconsegna». La speranza è che ci si possa in futuro appoggiare alla biblioteca pubblica di riferimento sul territorio, perché «Leila è prima di tutto un movimento culturale, e ci teniamo che le biblioteche rimangano luoghi di riferimento in città». Oggi, gli iscritti al servizio sono quasi 1.500. In questo arco di tempo, è cambiata anche la fascia di età delle persone che ne usufruiscono, oltre al numero di prestiti mensili. «Prima del Covid erano 35-40, e le persone che utilizzavano maggiormente il servizio avevano tra i 35 e i 45 anni. Dopo la pandemia, anche grazie a un grande lavoro di promozione per farci conoscere sul territorio, i numeri hanno iniziato a crescere. I prestiti sono tra i 160 e i 180 al mese, con picchi di 200 soprattutto in estate e in primavera. Le persone hanno principalmente tra i 22 e i 55 anni: la fascia di età dei nostri utenti si è ampliata e coinvolge ora tanti giovani».

Giovane è anche il team di volontari impegnato nel progetto. «Sempre dopo il Covid – racconta Baraldi- abbiamo visto sempre più ragazzi sotto i 25 anni che scelgono di dedicare parte del loro tempo a Leila. Oggi abbiamo una trentina di persone che a vario titolo si impegnano per portare avanti l’attività». Per quanto riguarda gli oggetti più gettonati, la gara è stravinta dalla categoria fai da te e attrezzi. «Anche questo dipende dalla stagione, ma i tre must sono videoproiettori, vaporelle e tende da campeggio...oltre al trapano, un sempreverde». Leila però non è solo una biblioteca. Negli anni sono nate tante attività e laboratori correlati, per condividere una competenza con la comunità di soci. «Una vera e propria condivisione del sapere, che corrisponde alle esigenze dei cittadini. “Grazie per il trapano, ma come si monta una mensola? Come si taglia un’asse di legno?”. Abbiamo capito che c’era la volontà di imparare anche questo, insieme. E così abbiamo avviato i laboratori. Lunedì, per esempio, c’è quello dedicato alla riparazione e alla manutenzione degli oggetti in catalogo. Ma ormai tutte le sere ce ne sono tanti altri: dalla falegnameria per bambini, a laboratori di uncinetto spagnolo e cucina vegana...tutto quello che i soci e i cittadini vogliono proporre è ben accetto. Solo alcuni sono gratuiti e a volte ci sono anche artigiani che chiedono uno spazio per offrire un corso più strutturato: noi glielo mettiamo a disposizione, chiedendo un contributo».

Dal 2023 Leila non è solo un’associazione, ma una startup. Con l’obiettivo di fungere da megafono al modello della biblioteca degli oggetti e aiutare tutte quelle realtà, associazioni, università, aziende e biblioteche pubbliche che vogliono impegnarsi nello stesso progetto. «Grazie alla nascita della startup – spiega Baraldi- mettiamo a disposizione la nostra esperienza per l’apertura di nuove biblioteche degli oggetti e aiutare a progettare altri punti Leila. Adesso sono nove in Italia, abbiamo un progetto avviato all’interno dell’Università di Bologna, uno alla Business School di Torino, contesti che sono attenti al welfare degli studenti...C’è un modello anche all’interno di uno studentato di Forlì. Il concetto della biblioteca degli oggetti è funzionale per gli studenti fuorisede, che non possono portare nella città in cui studiano ogni oggetto che gli serve». Studenti universitari, ma non solo. Scuola anche, ma non solo. «A Firenze stiamo collaborando con un liceo che ha deciso di adottare il modello per costruire un servizio fatto dagli studenti per la comunità studentesca. Il progetto, grazie al Comune, è poi uscito fuori dalle aule e nei prossimi mesi darà vita a una vera e propria biblioteca degli oggetti cittadina, aperta a tutti».

Quello di Leila è un modello che funziona. Un traguardo decennale che va festeggiato, senza smettere di guardare al futuro. «L’obiettivo- spera il fondatore- è che la rete si ampli, prendendo spunto da Bologna. In più, vorremmo ancorarci maggiormente al territorio, e continuare a essere luogo di aggregazione dei cittadini. Magari trasferendoci in un luogo più grande, dove dar vita a tante altre iniziative sull’onda di quelle che già proponiamo». E per il 2026 la squadra ha già tre iniziative in cantiere. «Dal 13 al 15 marzo Leila parteciperà a “Fa’ la cosa giusta!”, la più grande fiera italiana del consumo critico. Avremo uno stand e faremo dei talk. Inoltre, il Comune di Bologna ci ha proposto come progetto sperimentale all’interno delle scuole elementari Bottego, in Bolognina. Qui attiveremo una biblioteca degli oggetti in una classe quarta, lavorando con i bambini. Parallelamente offriremo un progetto simile a tutti i genitori della scuola. Una bellissima opportunità per festeggiare questo compleanno: il nostro intento principale è quello di fare cultura e lavorare con dei bambini è bellissimo per noi, come lo è stato e lo è lavorare all’interno delle biblioteche». E la terza iniziativa? «A settembre siete tutti invitati nella sede di via Serra, dove ha avuto inizio questa avventura, per spegnere insieme le candeline».

 

L'articolo è stato pubblicato nel n.14 di "Quindici" del 26 febbraio 2026