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Alcuni giocatori del Bologna nella partita contro la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma; 18 febbraio 2024 (foto Ansa)

 

«Il Bologna è ancora convalescente, ma sembra aver ritrovato la strada giusta». Luca Bortolotti, giornalista sportivo de "La Repubblica", parla a InCronac@ alla vigilia del ritorno in Europa League contro il Brann di domani sera, dopo la prima vittoria in casa dei rossoblù dal novembre scorso.

 

Giovedì il Bologna affronta il Brann. In caso di vittoria rossoblù, quanto lontano può realisticamente arrivare il Bologna in Europa? Da uno a cento, quante probabilità ha di vincere il torneo?
«Realisticamente, vincere l'Europa League sembra impresa ardua per il Bologna, anche se accoppiamenti meno complicati negli ottavi e eventuali quarti aprirebbero strade interessanti: esser sorteggiati subito contro una Roma in salute abbassa le chance rispetto a Friburgo, buona squadra ma decisamente alla portata dei rossoblù. Lo stesso discorso varrebbe per Aston Villa o Lione nel turno successivo, dove conterà tanto lo stato di forma a cui si arriverà ad aprile. Per il Bologna degli ultimi tre mesi arrivare a sollevare il trofeo è utopia, per quello visto fino a novembre nulla è precluso».

 

In campionato, dopo 105 giorni senza vittorie in casa, è arrivato il successo contro l'Udinese lunedì scorso. Secondo lei è davvero una svolta o soltanto un episodio?
«Qualche segnale di risveglio c'era stato già dalle due-tre gare precedenti, includendo quella con la Lazio che, pur con l'eliminazione dalla Coppa Italia e varie lacune, aveva rivisto un Bologna un po' più solido. Chiaramente questo è ancora un Bologna convalescente, che ha rinunciato al suo gioco d'attacco arrembante e spettacolare per portare maggiore equilibrio alla squadra e superare il lungo periodo di crisi. Come lo scoramento per risultati che non arrivavano mai era diventato contagioso, lo può diventare il ritrovato entusiasmo. A patto di dare continuità e soprattutto non fallire la gara col Brann».

 

I rossoblù sono attualmente ottavi in classifica, a nove punti dall'Atalanta; esiste ancora la possibilità di ritrovare uno spazio in Europa per la prossima stagione?
«Molto complicato. Atalanta e Como hanno trovato ritmo, continuità e risultati autorevoli contro le big, difficilmente quei 9 punti saranno colmabili anche se il Bologna tornasse quello di novembre. Conta comunque confermarsi almeno ottavi, nella speranza di qualche - anche questo, improbabile - regalo dal ranking con una quinta italiana in Champions che aumenterebbe i posti a disposizione».

Luca Bortolotti, giornalista sportivo per "La Repubblica"

Federico Bernardeschi può diventare un giocatore d'impatto costante per il Bologna?
«Lo è già diventato, sia come leader tecnico che morale della squadra ha fatto un percorso importante da quando è arrivato. Era stato sottovalutato nel suo impatto in campo e nello spogliatoio, dove la sua esperienza e capacità di fare da collante nel gruppo ha aiutato nel periodo più buio. Ritrovata la forma fisica migliore, il suo rendimento è stato in crescendo, toccando il picco a Vigo ma mantenendosi uno dei giocatori più costanti in un periodo d'altalena per la squadra, anche al rientro dall'infortunio».

 

Quanto è importante Castro oltre i gol? Sta diventando il leader emotivo della squadra?
«A soli 21 anni è anche lui uno dei leader del gruppo, trascina grazie a una personalità che si fa sentire senza mai sfociare nell'arroganza. Il suo contributo di lotta anche nelle partite in cui è meno brillante non manca mai, l'atteggiamento è sempre stato quello giusto per dare l'esempio ai compagni. Trovasse più continuità in zona gol, ha tutto per diventare un centravanti di alto livello».

 

Cosa sta succedendo con Orsolini? È questione di forma, fiducia o di inadeguatezza tattica?
«Escluderei l'inadeguatezza tattica, il calcio di Italiano che valorizza gli attacchi sugli esterni sarebbe ideale per lui e del resto lo è stato lo scorso anno e fino a novembre, quando sembrava implacabile in zona gol come mai in carriera. Il suo problema mi pare soprattutto a livello di fiducia, è un giocatore che tende ad essere emotivo e spesso vive di ondate e scie: in passato quando dopo momenti grigi s'è sbloccato, poi ha sempre ripreso a girare veloce. Gli serve togliersi il peso del gol, sembra patire molto questi periodi in cui non gli riescono le solite cose».

 

Il suo giudizio sul tecnico Vincenzo Italiano?
«Italiano ha sicuramente fatto un grande lavoro lo scorso anno anche nella formazione di un gruppo unito che ha creduto in lui e sposato le idee tattiche del nuovo mister, molto diverse da quelle di Motta. Quel gruppo cambiando interpreti è rimasto solido. Quando qualcosa s'è rotto a livello di prestazioni quest'anno, anche perché forse gli avversari hanno studiato e imparato le contromosse da opporre allo stile rossoblù, ha forse tardato di qualche gara il passaggio a un gioco più conservativo che limitasse i danni e consentisse di recuperare fiducia, ma ha comunque dimostrato di saper cambiare idee in corsa».