scuola
Docente in aula (foto licensa Creative Common)
«Poiché il Ministero, condannato dal Giudice del lavoro, non paga i docenti precari, i Conti pubblici subiranno un aggravio fiscale enorme. Il doppio passaggio legale, civile e amministrativo, farà lievitare l’importo che lo Stato dovrà sborsare rispetto ai 500 euro originari. Ciò indica una profonda inefficienza del sistema». Il presidente del Tar. Emilia-Romagna, Paolo Carpentieri, si è espresso così questa mattina in merito alla vicenda, che da mesi sta occupando le aule della Magistratura amministrativa, alla quale hanno presentato ricordo 947 insegnanti non di ruolo per la mancata l’ottemperanza alle condanne del Ministero dell’istruzione per il pagamento, in loro favor, della carta elettronica di 500 euro per l’aggiornamento e la formazione.
«Si tratta di una crepa del sistema nel suo insieme – ha commentato il giudice Carpentieri - non solo dell’amministrazione che ha mancato ai pagamenti ma anche della giustizia, che sembra strutturata in modo di favorire la moltiplicazione e la complicazione dei contenziosi».
Il presidente del Tar, per risolvere il problema, ha suggerito che si cambi la norma del 1865 che assegna al Giudice civile la fase della cognizione e al Giudice amministrativo la fase dell’esecuzione. «Di una riforma che restituisca al Giudice Civile ciò che è di sua competenza, accorpando i due ruoli, non se ne parla affatto».
La vicenda ha radici profonde, risale ai primi anni dell’istituzione del bonus durante il governo renziano. Tra il 2022 e il 2023, però, subisce un’accelerazione decisiva a seguito di sentenze fondamentali delle corti europee e italiane. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è ormai sommerso di ricorsi e carte bollate. La causa principale dei ricorsi risiederebbe nella mancata attuazione delle direttive europee in tema di parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale di ruolo. Professioni che la corte di Giustizia dell’Unione europea equipara ma a cui il governo italiano non riconosce gli stessi diritti.
La deputata di Alleanza Verdi Sinistra, Elisabetta Piccolotti, aveva già denunciato la questione durante un’interrogazione parlamentare lo scorso novembre: «Per ogni carta del docente da 500 euro non riconosciuta, il Ministero viene quasi sempre condannato a risarcire spese legali per circa duemila euro. Una montagna di costi che paiono essere già arrivati in tre anni ad un miliardo di euro e che lieviteranno ancora».