Diritti Civili
Francesca Pascale (foto di Paolopontivi)
Perseguendo un più ampio sogno liberista e liberale di quella destra che forse non c’è più, Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi e ex moglie della cantautrice Paola Turci, il suo sogno ce l’ha ben chiaro. A giugno, a Napoli, parteciperà a una convention che unirà la parte più conservatrice di chi l’etichetta lgbtqi+ la sente propria non tanto nei termini di appartenenza a una supposta “comunità” quanto, piuttosto, perché nei diritti civili, nelle libertà fondamentali e nella libera determinazione dell’essere umano, forse, ci crede ancora. «Spero di unire destra e sinistra – ha detto Pascale – affinché entrambi gli schieramenti possano partorire una legge che tuteli l’intera comunità lgbt. E, tutto questo, senza fare ragionamenti politici, senza chiamare in causa la religione e senza pensare di coinvolgere l’ideologia personale. Un po’ come è successo con il reato di femminicidio e come succede su tanti altri temi».
Un confronto sui diritti civili, sul matrimonio egualitario, sull’eutanasia e sulla legalizzazione della cannabis, sulle carceri e sui caregiver che adesso Pascale vuole affidare anche a una parte della destra e che, seppure non detto esplicitamente, si propone di guidare, o almeno di stimolare. «Il lavoro da fare è enorme. Non è solo la comunità omosessuale a non avere un’adeguata rappresentanza politica. Ci sono tanti altri settori e tanti altri temi che, purtroppo, una parte politica lascia in secondo piano. Per me è un’emozione partecipare il prossimo giugno al primo evento dei gay conservatori. Vogliamo aprire il dibattito finalmente alla logica e liberarlo dalla propaganda woke. Essere di destra significa, in primo luogo, credere fermamente nello stato di diritto e nella libertà individuale prima di ogni ideologia». Ideologia che, invece, negli ultimi giorni, almeno oltreoceano è sempre più virata verso gesti simbolici di segno opposto. Cose da poco, all’apparenza, eppure che segnano un punto di non ritorno nella politica di Donald Trump, almeno sul versante dei diritti civili, che proprio ieri ha rimosso la bandiera del "Pride" dal monumento che ricorda le manifestazioni e gli scontri di Stonewall che risalgono a quasi sessant’anni fa. E il mondo, ancora, sembra fermo.