Verso il voto

Le toghe dei magistrati (foto Ansa) 

 

La riforma costituzionale riguarda tutti, è questo il messaggio che chi lavora nella giustizia vuole arrivi alla cittadinanza. Presto infatti la domanda "hai visto ieri sera Sanremo?" sarà sostituita da "tu cosa vai a votare al referendum sulla giustizia?". Per saper rispondere al quesito, a meno di un mese dal fine settimana di apertura delle urne, in città il calendario di eventi in cui si confrontano i sostenitori delle due possibili risposte è fitto. Ad ascoltare gli invitati dell’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga), i penalisti Ettore Grenci e Francesco Antonio Maisano per il “sì”, il civilista Alberto Piccinini e il pubblico ministero Elena Caruso per il “no”, c’era un uditorio non troppo numeroso ma molto specializzato, fatto da frequentatori dei tribunali. Il dibattito è stato comunque acceso, sentito, non senza qualche ammiccamento con la platea. 

Ha aperto Maisano, convinto del “sì”, ricordando emozionato gli inizi della sua quarantennale carriera quando «sognavamo che i giudici anche da noi assomigliassero a quelli dei telefilm americani, arcigni sia con gli avvocati che con lo Stato, ovvero la pubblica accusa». L’avvocato non mette in dubbio l’imparzialità dei giudici nelle aule all’atto pratico, ma sostiene che una garanzia di terzietà del magistrato debba risiedere a monte, puntando il dito contro le correnti. «Il Presidente Sergio Mattarella stesso ha parlato del correntismo come di una pietra al collo dei magistrati che li rende meno liberi. E non inventiamo possibili derive autoritarie future causate da questa riforma, non piomberanno sulla giustizia dei lanzichenecchi del diritto», conclude.

La pm Elena Caruso ribatte subito dopo: «La separazione delle carriere non è il punto, il problema è la riforma nel suo complesso, come pacchetto unico. Votare sì alla separazione significa accettare anche un doppio Consiglio superiore della magistratura e un’Alta corte disciplinare». A far storcere il naso di Caruso è anche un altro aspetto, l’associazione per la prima volta nella Costituzione della parola "carriera" ai magistrati. «Nella nostra legge fondamentale quel termine è riferito solo ai militari e la vicinanza semantica di questi due ruoli mi preoccupa».

Concorda con lei Alberto Piccinini: «Questa riforma è un pacchettone unico che contiene delle insidie. Per non parlare del procedimento che ha vissuto: nessun emendamento in Parlamento, nessun accordo sulla data della votazione, impedito il vuoto ai fuorisede, esternazioni dal governo che tradiscono l’intenzione reale, ossia indebolire la giustizia più fastidiosa per loro. Per tutti questi motivi io voto no». Per il civilista inoltre la separazione delle carriere non porterebbe nessun reale beneficio di imparzialità, già garantita dalle norme che regolano il procedimento giudiziario: «Nel nostro Paese per esempio il pm è tenuto a rendere pubblica una prova di cui dispone che scagiona l'imputato da lui accusato. Le garanzie ci sono».

Non ne è persuaso però l’altro penalista per il “sì”, Ettore Gresci. Il suo invito ai colleghi è di rimanere sull’attualità e i fatti, non sulle congetture di un futuro possibile. Vuole poi sfatare il tabù della modifica della Costituzione: «I padri costituenti stessi hanno inserito nel testo una modalità per apportarvi cambiamenti, perché allora ritenerlo un atto pericoloso?». Ricostruisce poi un pezzo di storia di quella Costituente, per fare luce sulla difficoltà di inquadrare il ruolo dei pubblici ministeri: «Per Togliatti e anche per Giovanni Leone era assurdo che l’esecutivo non avesse controllo sui pm, che dovevano operare in nome dello stato. Noi invece oggi consideriamo la normalità che non sia così e questa riforma non causerà ingerenze debilitanti del governo nel lavoro di quei giudici».

Quello su cui tutti concordano è la necessità di abbassare i toni della polemica politica da parte di entrambi gli schieramenti, utile solo a inquinare il dibattito e l’informazione. Aiga, schierata per il sì, chiede a tutti i cittadini di formare una propria opinione e andare a votare.