Calcio

 Dele-Bashiru inseguito da Ferguson (foto Ansa)

 

Quando piove diluvia e la nuvola nera addensata sul Dall’Ara da novembre non accenna a diradarsi. Ultimamente una vera nuvoletta di Fantozzi, simbolo più di sfortuna che di demeriti. Il punto è: il sereno arriverà entro il 19 febbraio in tempo per le partite contro il Brann, valide per continuare il percorso in Europa League? Rimane solo quella sul piatto rossoblù, visto che il Bologna ieri sera è uscito dalla Coppa Italia ai quarti contro la Lazio. I campioni in carica del trofeo hanno perso ai rigori dopo una partita in cui da recriminare c’è poco. Fortunatamente per tutti i tifosi la squadra è lontana dall’abisso di Bologna-Milan di nove giorni fa. Sia contro il Parma in campionato che contro la Lazio ieri sera, la bilancia è stata spostata anche da un pizzico di malasorte. Nel derby dell’Emilia errori arbitrali, palo di Orsolini, prodezze del portiere avversario, un gol incassato all’ultimo secondo su un tiro da lontano. Con i biancocelesti Italiano è stato tradito sul dischetto da due dei suoi migliori rigoristi, Ferguson e Orsolini; troppo poco angolato il primo, troppo, soprattutto fuori, alla destra della porta il secondo. Vero è che i calci di rigore li sbaglia solo chi li tira, ma arrivare a non tirarli sarebbe ancora meglio.

Il Bologna era andato in vantaggio alla mezz’ora con Castro di testa su calcio d’angolo. I rossoblù erano già stati pericolosi in attacco, tenendo bene anche in difesa. L’attenzione e la prontezza chieste ai suoi giocatori da Italiano prima della partita si sono viste per lunghi tratti, con Vitik e Lucumì sempre a rincorrere i veloci esterni laziali quando venivano scavalcati, senza paura di stenderli se necessario. La fotografia della grinta difensiva bolognese la dà sempre Castro, la punta, che su una palla persa non lontana dal centrocampo insegue, raggiunge e ferma in scivolata il portatore di palla avversario. Quando persino gli attaccanti difendono sui contropiedi la propria porta può sentirsi più tranquilla. 

A fine primo tempo succede però qualcosa che cambia la partita. Pedro esce dal campo zoppicante per un infortunio e a sostituirlo dalla panchina della Lazio entra Noslin. Neanche cinque minuti dopo l’intervallo, nel momento in cui è più facile abbassare la guardia soprattutto se si è in vantaggio, è proprio lui a segnare il pareggio. I meriti sono più di Dele-Bashiru, che brucia in velocità Ferguson e mette un passaggio rasoterra in area. A Noslin basta deviare in rete da molto vicino, con la difesa rossoblù in ritardo sulla chiusura. La partita da lì è equilibrata e senza grossi sussulti, poi ai rigori va come deve andare. «L’azione in cui abbiamo preso gol è stata l’unica sbavatura di un’ottima prestazione - commenta Italiano nel postpartita - Zortea, Lucumi e Skorupski avrebbero potuto fare meglio lì. Usciamo a testa alta, ma pensiamo già all’Europa, il nostro obiettivo principale per la seconda metà di questa stagione».

Rimane intatta la maledizione del Dall’Ara. L’ultima vittoria in casa per il Bologna resta quella del 4 dicembre, proprio in Coppa Italia, proprio contro il Parma. Lo stadio sembra però tutt’altro che un luogo maledetto. Il calore dei tifosi bolognesi sembra inestinguibile. La curva Bulgarelli ieri sera era tutta esaurita, segno di un entusiasmo che non è scemato nonostante tutto. L’andata contro il Brann per raggiungere gli ottavi di Europa League è a Bergen, in Norvegia, ma il ritorno sarà in casa. Non volendo credere seriamente all’ipotesi di una maledizione e guardando a cosa può fare la squadra per mettere un punto al periodaccio si pronuncia di nuovo Italiano: «In attacco creiamo occasioni ma non concretizziamo. In difesa ogni svista o errore è un gol subito». Azzerare le sviste rimane quindi la medicina del tecnico per guarire, come già detto per la partita con la Lazio, per cui aveva parlato della necessità di una «partita perfetta». Forse più facile a dirsi che a farsi. 

Quel che è certo è che se anche l’Europa League dovesse rivelarsi un buco nell’acqua non rimarrebbero sogni nel cassetto per questa stagione, se non un'improbabile e impronosticabile rimonta nella classifica di Serie A. Nello scenario in cui il Bologna dovesse finire fuori da entrambe le coppe e si trovasse a galleggiare a metà classifica, il posto di Italiano sulla panchina rossoblù a settembre potrebbe essere tutt’altro che garantito.