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Il presidente della Regione Michele de Pascale e l'assessore alla sanità Massimo Fabi in conferenza stampa (foto ufficio stampa)

 

C'è un nuovo accordo per la medicina generale in regione. Medici di base presenti dodici ore al giorno, dalle 8 alle 20 e dal lunedì al venerdì, all’interno di nuove Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), con sede privilegiata nelle Case della Comunità. Accesso diretto per tutti i pazienti senza oneri. I Cau che si trovano oggi all'interno delle sedi della medicina territoriale diventano "ambulatori di Aft della medicina generale" e si occuperanno delle urgenze. L’obiettivo è quello di ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso, coprendo al massimo le esigenze di base della popolazione. E poi: i medici di base riceveranno incentivi se prescriveranno esami e visite seguendo criteri clinici condivisi e uguali in tutta la Regione. Criteri che saranno definiti da gruppi di medici e serviranno a evitare prescrizioni inutili. Al fine di liberare posti e ridurre le liste d’attesa per chi ha davvero bisogno delle prestazioni.

Dopo mesi di trattative è stato siglato l'accordo integrativo regionale per la medicina generale tra la Regione Emilia-Romagna e i sindacati dei medici di base, che però ne escono divisi. La firma del patto arriva infatti da Fimmg, Cisl e Fit, ma non da Snami e Smi. Che in una nota scrivono che «il processo di confronto non si è svolto con modalità pienamente coerenti con i principi di correttezza».

Un accordo definito «epocale» dal presidente della Regione Michele de Pascale e dall'assessore alla sanità Massimo Fabi. Si tratta di un investimento di 400 milioni di euro sulla riforma della medicina generale, sulla scia dell'accordo nazionale: il 5,4% del Fondo sanitario regionale, che si traduce in una media di 102,7 euro per assistito. La platea sono i 2.736 medici di base presenti in Emilia-Romagna, il 23% dei quali oggi già impegnati nelle Case della Comunità. «Era un passaggio fondamentale - ha detto de Pascale - non si può innovare un sistema se non si parte dalla sua porta d'accesso. Era fondamentale uscire da questa impasse. L'obiettivo di questo accordo è che l'eccellenza diventi la regola: oggi c'è troppa differenza anche all'interno della nostra regione. Questa è una vera rivoluzione e apre una fase nuova».

Sul tema della prescrizione inutile degli esami, il presidente porta un esempio concreto. «L'80% degli insulti sui profili social del presidente della Regione – spiega - riguardano gli esami di oculistica e l'eco-addome. Di eco-addome ne facciamo più del doppio della seconda regione per numero di prestazioni in Italia. Il tema è definire in maniera chiara quando quell'esame va fatto».

L'accordo, spiega la Regione, istituisce le Aft come «pilastro obbligatorio in tutto il territorio, con una popolazione di riferimento ottimale di 30 mila assistiti». Le aggregazioni funzionali territoriali saranno formate da equipe di medici, che lavoreranno con infermieri e specialisti. I medici in parte opereranno nel proprio ambulatorio, come sempre avvenuto, e in parte, accoglieranno i cittadini in queste nuove sedi. I medici coinvolti saranno sia quelli di libera scelta, sia le guardie mediche, sia quelli di ruolo unico. I medici di ruolo unico sono quei medici per cui, da contratto collettivo nazionale operativo dal 2025, le funzioni del medico di base sono integrate a quelle della guardia medica, per garantire continuità assistenziale. E dovranno prestare servizio fino a un massimo di 38 ore settimanali, in base a quanti pazienti hanno.

Le Aft avranno sede privilegiata nelle Case della Comunità e, in qualsiasi luogo si trovino, garantiranno l'accessibilità agli studi dei medici da parte degli assistiti, fino a 12 ore al giorno. L'obiettivo, infatti, è fornire una maggiore continuità dell'assistenza: la novità maggiore è rappresentata proprio dall'accessibilità, dato che i gruppi di professionisti, nelle Aft, garantiranno l'apertura degli studi dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì. Le aggregazioni funzionali territoriali si vanno ad aggiungere agli ambulatori nelle Case di Comunità. «Di queste ultime – spiega Fabi - ne avremo 86: non sono tante le Regioni che arrivano a questo obiettivo»

I Cau attivi nelle Case della comunità o presso altre strutture territoriali diventano dunque Aft della medicina generale. Manterranno assetto organizzativo e di tecnologie degli attuali Cau e assicureranno una risposta per le prestazioni urgenti non differibili.

L’accordo promette di semplificare la vita dei pazienti anche sul fronte burocratico: lo specialista che effettua una visita deve prescrivere direttamente gli esami o i farmaci necessari, evitando che il cittadino debba tornare dal medico di base solo per la trascrizione della ricetta.

Infine rende strutturale l’uso del Fascicolo sanitario elettronico e del profilo sanitario sintetico. L'obiettivo è che la storia clinica del paziente sia sempre disponibile e aggiornata all'interno dell'équipe, garantendo continuità anche se il proprio medico di riferimento non è fisicamente presente in quel momento.