Il Quindici
Poliziotti schierati per la sicurezza della città (foto di Alberto Biondi)
C’è un importante sviluppo sulla questione sicurezza a Bologna. Con l’ultimo piano di distribuzione del 12 gennaio, il Viminale ha assegnato 118 nuovi agenti di Polizia per tutta l’area metropolitana, 60 dei quali dovrebbero essere destinati al territorio del comune capoluogo. Rinforzi che sono stati per lungo tempo richiesti dall’amministrazione locale e che sono in arrivo i primi giorni di marzo. Tuttavia, i nuovi agenti non sono una panacea né per il contesto ben più complesso che circonda Bologna né per quanto riguarda la discussione sulla sicurezza cittadina.
L’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio è stato solo l’ultimo di una serie di casi che periodicamente riaccendono il dibattito: le morti di Fallou Sall nel settembre 2024, di Eddine Bader Essefi ad aprile 2025 e il duplice omicidio in Bolognina a giugno 2025 sono stati i casi più gravi in mezzo a una serie di aggressioni, accoltellamenti, furti e risse. Il sindaco Matteo Lepore, che da mesi sul tema ha ingaggiato l’ennesima battaglia col governo di centrodestra, ha detto che «questi rinforzi non bastano per coprire l’organico della Questura. Nel 2025 abbiamo perso cento agenti tra turnover e pensionamenti, e prevediamo di perderne altrettanti quest’anno. Per ogni 100.000 abitanti l’Emilia-Romagna conta 235 agenti tra Polizia e Carabinieri, numeri che ci posizionano al terz’ultimo posto in Italia, dunque chiediamo dallo Stato un intervento più robusto».
Anche il presidente della Regione Michele de Pascale, in una lettera diretta al governo Meloni, ha commentato: «Sul numero di agenti in regione siamo il fanalino di coda del paese insieme a Lombardia e Veneto. Ci troviamo a lavorare senza strumenti e senza possibilità di agire sulle politiche per la sicurezza, nonostante continuiamo a mettere risorse». Dello stesso avviso, più perentoria, è stata l’assessora alla sicurezza Matilde Madrid, che ha criticato anche le zone rosse volute dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «La distribuzione degli agenti non tiene conto di residenti e tasso di criminalità. È inutile istituire zone rosse se non si dotano le città di risorse. Il ministero dell’Interno non supporta le città come meritano. Tutte le forze di polizia locali e statali hanno svolto numerosi interventi che hanno avuto un effetto positivo, ma proprio per questo necessitano di più agenti e volanti».
L’arrivo dei rinforzi va messo in relazione anche al trend dei reati, in crescita nel territorio. Dai dati del Viminale sul 2024 Bologna risulta quarta in Italia per tasso di criminalità, con circa 6.000 denunce ogni 100.000 abitanti. A pesare maggiormente sono i furti (2.800 denunce), le rapine (1.000) e i danneggiamenti (707), e si registrano tanti fatti che vedono vittime e responsabili sempre più giovani, come le morti di Bader e Fallou. Se da Palazzo d’Accursio esce insoddisfazione, in ambienti di polizia c’è un altro sentimento.
Pasquale Palma, segretario provinciale del Siulp (Sindacato italiano unitario dei lavoratori della polizia) a Bologna, vede l’arrivo dei nuovi agenti come «un segnale di attenzione verso il territorio, che però dovrà proseguire nel tempo, con assegnazioni costanti e programmate. Allo stesso modo, è indispensabile intervenire sul fronte abitativo: senza soluzioni concrete, Bologna rischia di perdere personale prezioso. Sicurezza, presidio del territorio e attrattività della città devono procedere insieme, nell’interesse degli operatori e dei cittadini. Un approccio integrato e di lungo periodo, per il Siulp, è dunque l’unica strada per consolidare gli effetti positivi delle nuove assegnazioni e garantire una sicurezza efficace, stabile e credibile per Bologna.
Il tema è che un organico sguarnito rischia di pesare, oltre che sulla sicurezza delle persone, sulla motivazione degli operatori, danneggiando l’efficienza del servizio. Giulio Graziano, segretario regionale del Siulp, da noi interpellato prima della notizia sui nuovi agenti, ha fatto una panoramica più ampia su cosa significhi lavorare con una contrattura di organico: «Fino a pochi anni fa, riuscivamo a malapena a sopperire alle problematiche lavorative di Bologna. Ma negli ultimi dieci anni abbiamo sofferto una contrazione ulteriore del personale, causata non da una mancanza di risorse, ma dalla difficoltà a distribuire gli agenti in maniera equa in tutti gli uffici». «Quando se ne va via un agente – racconta Graziano – non perdiamo soltanto la persona, ma perdiamo anche quella competenza acquisita che difficilmente si riesce a trasmettere a un agente appena arrivato».
Per tappare i buchi, molti poliziotti bolognesi hanno accumulato straordinari, aumentato carichi di lavoro e rinunciato a periodi di riposo. Continua il sindacalista: «Sentiamo ogni giorno storie di colleghi che fanno a meno delle ferie e rimandano turni e giorni di riposo. Tempo che potrebbero dedicare alle proprie famiglie e invece sono costretti a tappare buchi». «Sacrificare i giorni di ferie non è diventata la norma, ma non è nemmeno più un’eccezione. È un fenomeno da arginare per scongiurare una degenerazione della qualità lavorativa, la quale si riflette in primis sulla sicurezza percepita dai cittadini, ma anche sui carichi di lavoro che gli agenti si devono sobbarcare», aggiunge Graziano. Non si tratta solo di rimpinguare reparti, ma anche trattenere coloro che già lavorano sul territorio bolognese, a causa dell’alto tasso di pensionamenti, e del caro affitti. Proprio l’impossibilità di permettersi un alloggio in affitto con gli stipendi attuali è ciò che danneggia l’attrattività della città. «Le misure ad oggi attive non riescono a coprire i poliziotti che si trasferiscono o che vanno in pensione e per questo si va già in affanno ad ogni singolo movimento», osserva Graziano. «In più, capita spesso che gli agenti, giunti a Bologna, chiedano il trasferimento in altra sede quanto prima, a causa delle difficoltà nel trovare sistemazioni idonee. Molti agenti si trasferiscono lasciando nella loro città la propria famiglia per via dei prezzi alti, fattore che li spinge ancor di più a non rimanere».
E non è neanche la prima volta che la distribuzione di agenti nelle città crea malumori. Molte narrazioni puntano il dito verso una mancanza di risorse, di uomini o di malagestione del Governo centrale, ma Graziano spiega che la questione non è così semplice da spiegare: «Le risorse ci sono, ma si fa fatica a distribuire gli agenti in maniera equa in tutti gli uffici, sia amministrativi che operativi, cioè coloro che svolgono attività su strada».
Alcuni poliziotti che hanno chiesto di rimanere anonimi, nelle scorse settimane avevano rilasciato a InCronac@ dichiarazioni che spiegano le ripercussioni della carenza di personale sul lavoro quotidiano. Un agente ha raccontato che spesso si è «costretti a vigilare soggetti o fare interventi senza le necessarie misure di sicurezza», mentre allo stesso tempo «cresce la carenza dei mezzi, con nessuno stimolo da parte dei vertici, ad oggi completamente assenti». «L’amministrazione copre o giustifica comportamenti e richieste da parte dei neoassunti, che vanno a detrimento del servizio e dei colleghi», ha riferito un collega. Un altro poliziotto ha ammesso: «L’attività che compio mi piace, ma non tollero che il servizio prestato al cittadino sia sempre più scadente», mentre un ultimo conferma che «spesso le volanti non sono garantite, a causa di altri servizi quali ordine pubblico, accompagnamento stranieri e aggregazioni in frontiera».
Il tema è ampio e complesso. Resta da capire cosa succederà con i rinforzi in arrivo. E se l’auspicio dei sindacati è che i 118 nuovi agenti possano rappresentare il primo passo verso una nuova strategia gestionale e di più ampio respiro dei carichi lavorativi, e verso interventi strutturali e a lungo termine, c’è chi ancora, Comune in primis, ritiene che questi numeri non siano sufficienti a garantire la sicurezza per i cittadini.