la destra
Roberto Vannacci e Matteo Salvini durante il Congresso Federale della Lega per Salvini Premier a Firenze (foto Ansa)
Sarà «una destra vera, orgogliosa, pura e contagiosa» quella che Roberto Vannacci presenterà al pubblico stasera a Modena alle 18:30 all'Hotel Rmh, primo atto di Futuro Nazionale, il partito plasmato a sua immagine che debutterà alle elezioni nazionali del 2027, dopo l'addio di ieri alla Lega. Saranno presentati i primi sostenitori al progetto politico di Vannacci, insieme ai punti cardine che ne definiscono ideologia e priorità. Tra questi, il tema della remigrazione avrà la priorità, insieme ad approfondimenti su sicurezza e identità nazionale.
Sembra passata una vita, ma sono trascorsi solo tre anni dalla pubblicazione de “Il mondo al contrario” (il libro che dà il nome all'incontro di questa sera), quando molti conobbero il generale, e solo due dalle ultime elezioni europee; proprio grazie al beneplacito della Lega, e soprattutto di Matteo Salvini, che lo mise capolista in tutte le circoscrizioni, Vannacci venne eletto come europarlamentare. Il segretario è stato il suo primo sostenitore nel 2024, dichiarandosi «contento che un uomo di valore come lui abbia deciso di portare avanti le sue battaglie di libertà insieme alla Lega». E sostenendolo anche quando varie personalità leghiste avevano storto il naso alla sua candidatura e pure dopo.
Ancor più forte è stata la nomina di Vannacci da parte di Salvini a vicesegretario della Lega nel maggio 2025, per la quale il segretario si era detto «molto soddisfatto» di un'alleanza che, nelle sue intenzioni, e nelle parole dell'ex militare, sarebbe dovuta durare. A sublimare il connubio c’erano le stesse dichiarazioni del generale al raduno di Pontida a settembre 2025: «Rimango qua. Io ancora ci credo nella parola data e nell’onore, andremo avanti tutti insieme e non ci fermeranno».
Qualcosa, invece, si è rotto, e le crepe tra gli ormai ex colleghi di Vannacci si sono allargate dopo il suo addio di ieri. In primis Salvini, che si è prima detto «deluso, ma non arrabbiato», e poi ha criticato indirettamente il generale, evidenziando «il significato preciso che parole come onore, disciplina e lealtà racchiudono», intendendo dire che non è stato rispettato. Più dura, invece, l’area “scettica”, capeggiata dal presidente del Veneto Luca Zaia: «Su Vannacci non sono sorpreso e non serbo rancore, ha semplicemente preso atto di essere un corpo estraneo che ha goduto di corsie preferenziali. Forse il dibattito su di lui avrebbe potuto compromettere la nostra unità, ma il suo addio per noi è sinonimo di una compattezza ritrovata».
Gli fanno eco Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia («Si dimetta subito da eurodeputato, per rispetto verso gli elettori») e Attilio Fontana, presidente della Lombardia («Vannacci era un’anomalia, ci ha tradito e ora lo dobbiamo attaccare per alto tradimento. Dobbiamo occupare tutti i suoi spazi»).