Art City

L'ingresso della mostra dedicata a Marco Glaviano a palazzo Vessè (foto di Alberto Biondi)

 

Il rumore di macchine fotografiche all’opera è la prima cosa che sovrasta l’eco dei passi necessari per salire le scalinate di palazzo Vassè, al 14 di via Farini. Dal portone in poi è tutto Marco Glaviano. In occasione di Arte Fiera, Galleria Cavour accoglie una mostra dedicata al fotografo italiano di fama internazionale, protagonista e testimone della fotografia glamour e di moda a cavallo del ‘900. Attraverso il lavoro di Glaviano, la mostra restituisce il clima culturale di quegli anni e il dialogo implicito con una generazione di fotografi che ha trasformato la fotografia in un linguaggio globale e riconoscibile. In questo contesto, il corpo femminile, troppo spesso ridotto a sola carne, torna a essere presenza consapevole, carattere, identità.

Marco Glaviano è autore di ritratti entrati nella memoria collettiva della fotografia internazionale: dalle grandi icone degli anni Ottanta come Cindy Crawford, Eva Herzigová, Paulina Porizkova e Claudia Schiffer, fino a figure contemporanee come Eleonora Abbagnato. 

«Questa esposizione è un racconto in 103 fotografie degli ultimi 40 anni del lavoro di Glaviano. Ma è una mostra che parla anche di amicizia. A 25 anni di distanza dall’uscita di “Sumo” di Helmut Newton, e dalla sua mostra a Bologna, i due fotografi dialogano negli spazi di palazzo Vassè. Il progetto è, inoltre, supportato dal ministero dell'Istruzione e Merito e con i licei Righi e Arcangeli e l’Accademia delle Belle Arti di Bologna abbiamo realizzato un progetto formativo per gli studenti», spiega Gaetano La Mantia, direttore artistico Galleria Cavour. 

Il percorso è arricchito da una sala cinema con materiali video originali d'epoca e una camera oscura funzionante che permette al pubblico, su appuntamento, di vivere l'esperienza della stampa analogica su carta fotografica tradizionale. 

Non è casuale che la mostra si inserisca a venticinque anni di distanza dall'unica esposizione mai realizzata a Bologna da Helmut Newton, tenutasi alla fine del 2000 presso Villa Impero e organizzata da Photology. In quell’occasione venne presentato al mondo “Sumo”, il volume monumentale edito da Taschen che riscrisse i confini dell'editoria fotografica, trasformando il libro in scultura editoriale aprendo una nuova prospettiva sul rapporto tra fotografia, mercato e collezionismo. La mostra include materiali originali legati a quel momento fondativo, tra cui  materiali editoriali storici, audiovisivi e un ritratto fotografico inedito realizzato da Helmut Newton a Marco Glaviano, testimonianza diretta di un'amicizia e di un dialogo tra due grandi protagonisti che hanno inciso in modo indelebile sulla storia della fotografia di moda e di autore. Non manca una copia del volume, oggi introvabile, che fu stampato in sole 10mila copie e che oggi è quotato circa 15 mila euro.

Accanto alle opere di grande formato, l'esposizione presenta anche cinquantaquattro Polaroid, testimonianza di uno scatto più diretto, immediato e istintivo. Le Polaroid di Glaviano diventano un vero e proprio laboratorio visivo e diario personale. In questo senso rappresentano autentica, fatta di tentativi, aggiustamenti minimi, spostamenti impercettibili di luce e fiducia.

Marco Glaviano nasce a Palermo nel 1942, figlio di Nicola e Ninni Glaviano, e nipote di Gino Severini, influente artista futurista, trova interesse nell'arte sin da giovane. Inizia a fotografare i jazzisti della sua città poi si sposta a New York dove, nel 1995 co-fonda lo studio Pier 59 Studios, uno dei punti di riferimento per la fotografia mondiale di quegli anni. Nel 1982 diventa il primo fotografo al mondo a pubblicare una foto scattata con una macchina digitale su American Vogue

La mostra sarà visitabile per tutta la durata di Art City dal 5 all’8 febbraio negli orari indicati al linkinfo@galleriacavour.com. L’ingresso è a pagamento e i biglietti sono acquistabili su TicketOne.