Il quindici
Anna Della Rosa in scena al teatro Duse (foto teatro Duse)
Li chiamavano figli d’anima, filus de anima, i bambini che venivano affidati in Sardegna ad altre famiglie della comunità a causa delle difficoltà economiche, creando un legame affettivo che diveniva quasi un’adozione spirituale. A Soreni, paese immaginario della Sardegna degli anni ’50, Maria ha sei anni e viene affidata dalla madre naturale a Bonaria Urrai, Tzia Bonaria, una donna che fa la sarta di giorno e l’accabadora di notte. Accabadora era colei che accompagnava le persone in fin di vita alla morte, uccidendole. Michela Murgia nel suo romanzo più fortunato, "Accabadora" appunto, esplora il legame profondo tra queste due donne in una terra arcaica.
Maria cresce nell’ammirazione della sua nuova madre, la ama e l’ammira. Poi scopre la sua seconda vita. Fugge a Torino per dimenticare il passato, ma pochi anni dopo la Tzia ha un ictus ed è in punto di morte. Maria deve tornare a Soreni. L’accudimento finale è uno dei suoi doveri, una forma di riconoscimento nei confronti del genitore adottivo. Lo spettacolo tratto dal libro che Anna Della Rosa da molti anni porta in scena con la regia di Veronica Cruciani parte da qui: c’è il peso della separazione tra le due donne e c’è ancora la rabbia non sopita che la ragazza prova per il tradimento subito dalla Tzia. Il monologo presto assume quasi la forma di un dialogo tra la figlia e una sorta di genitore interiore mentre sul palcoscenico una pedana pone una distanza fisica e simbolica tra l’attrice e il pubblico. Questa donna, magistralmente interpretata da Della Rosa, chiude il cerchio della sua infanzia solo quando si ritrova, con lo stesso gesto che la Tzia usava, a porre fine alla sofferenze della persona che l’ha amata e aiutata a crescere. E a darle pace. Quella morte è l’atto d’amore definitivo che lega una figlia a una madre. Lo spettacolo tocca temi attuali come eutanasia e adozione ma soprattutto racconta il legame tra Maria e Bonaria, quello di una madre e una figlia.
La recensione è stata pubblicata nel "Quindici" n.12 del 29 gennaio