esposizione
John Giorno: The Performative World (foto di Federica Cecchi)
In occasione di Art City, dal 5 febbraio al 3 maggio, il MaMbo ospita, nella Sala delle Ciminiere, la mostra John Giorno: The Performative World, la prima grande retrospettiva museale dedicata al poeta, performer e artista statunitense. Un’esposizione che ripercorre oltre cinquant’anni di ricerca, mettendo al centro la poesia attraverso l’uso della voce, del corpo e della mente come strumenti tramite cui abitare e interpretare il mondo.
La mostra ha l’ambizione di raccontare l’artista che ha trasformato la poesia in arte pubblica, portando la parola fuori dal suo “habitat naturale”, la pagina, facendola circolare in spazi e contesti non convenzionali. Giorno, figura chiave della scena downtown newyorkese degli anni Sessanta, ha sperimentato diverse forme artistiche collaborando con diverse figure di spicco come Robert Rauschenberg, William Burroughs e Ugo Rondinone. Il poeta, pop e sperimentale allo stesso tempo, ha utilizzato oggetti del suo quotidiano - dal telefono alla voce registrata - rendendoli inediti e interattivi.
«Oggi c’è bisogno di porre attenzione su chi ha sperimentato sui media e ha definito un modo di fare arte valido per le generazioni successive», ha spiegato Lorenzo Baldi, direttore del MaMbo in occasione della conferenza stampa di presentazione alla mostra.
L’esposizione ripercorrere la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, razionali e performative. Ad aprire il percorso è “Perfect Flowers”, una serie di tele dai colori sgargianti che riportano versi dedicati ai fiori e alle loro qualità, un primo impatto visivo che unisce parola e pittura. Cuore pulsante della mostra è però “Dial-A-Poem”, l’iconica opera interattiva che ha reso John Giorno celebre a livello internazionale. Originariamente ideata nel 1969 e presentata nel 1970 al MoMA di New York, l’opera trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala: componendo un numero, il pubblico poteva ascoltare registrazioni di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni. Alla Sala delle Ciminiere, uno degli spazi espositivi più ampi e centrali del MaMbo, caratterizzato da una forte dimensione architettonica, l’opera prende forma in modo immersivo. Entrando, si viene accolti da due file di telefoni fissi disposti al centro della sala: oggetti familiari che per un attimo diventano strumenti di condivisione poetica. Avvicinandosi, il gesto è semplice e intimo, i visitatori sono invitati a sollevare la cornetta e ascoltare. Ogni chiamata è imprevedibile, ogni voce inattesa.
Un frammento poetico che trasforma l’esperienza in una performance privata, unica per ciascuno. In occasione della mostra è nata la versione italiana dell’iconica opera: “Dial-A-Poem Italy”, ideata appositamente per il MaMbo. Il progetto ha coinvolto oltre trenta poeti italiani, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo. Come storicamente aveva voluto John Giorno, anche qui l’ascolto resta casuale e sorprendente. Un nuovo numero telefonico, 051 0304278, è stato attivato per la mostra ed è raggiungibile gratuitamente 24 ore su 24, permettendo a chiunque, anche fuori dalle porte del museo, di entrare in contatto con l’idea dell’artista, diventandone parte attiva.
L’idea di un’arte che esiste solo nell’incontro con l’altro è uno dei fili conduttori della retrospettiva e rappresenta anche il legame più profondo con la città che la ospita. A sottolinearlo è stato l’assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Del Pozzo. «Il collegamento tra la mostra e Bologna è tematico. Ci sono ricorrenze nel lavoro di John Giorno che sposano la città: l’idea di un’arte che è anche attivismo sociale, l’uso performativo della parola poetica». Un’affinità che passa anche dalla storia culturale bolognese, da sempre attenta alle pratiche performative e sperimentali, e dall’impegno politico dell’artista. «L’attivismo di John Giorno sui temi della lotta contro l’Aids e dell’affermazione delle identità e delle differenze nell’ambito delle arti è un’altra ricorrenza che lega questa retrospettiva alla città», ha continuato Del Pozzo. «C’è poi un sistema valoriale che mi piace sottolineare: per Giorno l’arte ha necessariamente bisogno dell’altro per realizzarsi. Questa idea di partecipazione democratica e consapevole delle comunità si rispecchia nella visione culturale di Bologna».
Con John Giorno: The Performative World, il MaMbo apre dunque le sue porte a un’arte accessibile, partecipata, viva. Un’arte per tutti, in cui tutti sono chiamati a interagire per diventarne parte attiva, anche solo sollevando una cornetta e lasciandosi trasportare da una voce.

Dial-A-Poem al MaMbo (foto di Federica Cecchi)