testimonianze

Emanuele Fiano al centro, Agnese Pini e Daniele De Paz (foto di Paolopontivi)

 

«L’analisi di quello che accadde più di 80 anni fa ci spiega come nascono le dittature. E come si uccide la libertà». Emanuele Fiano, ieri in Sala Borsa in occasione della Giornata della Memoria, ha cercato di rispondere a una domanda che, sotto la sua apparente banalità, disvela invece tutta la sua complessità. Possono il ricordo, le testimonianze dei sopravvissuti, gli orrori dell'olocausto trasformarsi in lezioni per le generazioni presenti e quelle future? Fiano ha cercato di rispondere a questo interrogativo nel volume "Sempre con me" (Piemme) che ripercorre la storia della sua famiglia. La storia di suo padre Nedo, unico sopravvissuto allo sterminio del campo di concentramento di Auschwitz. Le storie e le vite irrimediabilmente spezzate di Primo Levi, di Liliana Segre, di Sami Modiano. Un lungo filo rosso che unisce uomini, donne, bambini. Che unisce le loro anime e i loro desideri, desideri assediati e spesso definitivamente silenziati dalla follia dell'uomo.

«Il ricordo della shoah - ha detto Fiano - ci consente di capire come si individua il nemico. Ecco, proprio l'identificazione di un nemico fu il meccanismo attraverso cui le dittature del secolo scorso, in particolare quella nazista e quella fascista, sterminarono i loro stessi simili. Ebrei, ma anche sinti, omossessuali, testimoni di Geova, oppositori politici. Individuare un nemico è uno strumento dei sistemi non democratici e non liberali per scatenare il popolo verso un obiettivo».

E la memoria, l'imperituro ricordo di una storia che in fin dei conti è ancora recente, ancora di più deve far sentire il proprio peso nelle riflessioni di chi quegli anni li ha conosciuti solo attraverso il racconto, attraverso la divulgazione a tratti scientifica e capillare di una tragedia umana che della sua inevitabilità ne aveva fatta la sua scellerata giustificazione. Riconsiderando l'uomo sotto una diversa luce, come un riflettore che improvvisamente si spegne e si riaccende su una realtà che non si vuole credere essere davvero tale. Una realtà che è ancora sporca, imbrattata, di sangue e quel faro che altrettanto improvvisamente si riaccende da una diversa prospettiva, illuminando così chiaramente un orrore che in nessun caso, al di là di qualsiasi parola, non può essere dimenticato, in quella sconvolgente banalità del male che toglie e distoglie da tutto ciò che conta poco, o nulla.