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Cristian Fabbri, presidente esecutivo di Hera (foto Ansa)
Il Comune di Bologna incasserà circa 24 milioni di euro dal bilancio di Hera. Il dato si ricava da una lettura del Piano industriale della multiutility fino al 2029. Un piano che tra le altre cose prevede un forte aumento degli investimenti che raggiungerà la ragguardevole cifra di 5,5 miliardi.
Dopo il Comune di Bologna, che è il principale azionista con l'8,4 per cento del capitale, a beneficiare dei buoni risultati economici della società, saranno gli altri comuni-azionisti: Modena che detiene il 6,8 % delle capitale, Ravenna il 4,9%. Fanalino di coda Rimini e Forlì-Cesena con l’1,2% dei profitti destinati agli azionisti.
L’Emilia-Romagna è uno dei principali campi d’azione del Piano perché Hera vi opera storicamente e qui si concentrano molte delle reti e degli impianti da ammodernare. Il presidente esecutivo della multiutility, Cristian Fabbri, ha spiegato: «Il nuovo piano industriale conferma il nostro impegno nel creare valore per tutti gli stakeholder e supporta, anche attraverso l’innovazione, uno sviluppo industriale sostenibile e l’incremento di resilienza nelle nostre infrastrutture».
Per quanto riguarda gli investimenti, che nel nuovo piano quinquennale aumentano del 39% rispetto ai cinque anni precedenti, a giovarne sono ancora una volta i comuni emiliano-romagnoli che potranno utilizzare i milioni ricevuti in opere e servizi sul territorio. La multiutility, che in Emilia-Romagna gestisce pezzi importanti della vita quotidiana (acqua, gas, rifiuti, energia e servizi ambientali), mette sul tavolo un programma di investimenti molto ampio; l’obiettivo è di rendere le infrastrutture più robuste, spingere sull’economia circolare e accompagnare famiglie e imprese nella transizione energetica.
L’idea di fondo è semplice. Un territorio che cambia – tra fenomeni metereologici e nuove regole europee su ambiente e clima – ha bisogno di servizi pubblici più efficienti. Gli investimenti previsti possono davvero fare la differenza. Una parte del Piano riguarda la resilienza, ossia reti e impianti capaci di reggere meglio urti e imprevisti. Nel caso dell’acqua, vuol dire lavorare su acquedotti e depurazione per ridurre perdite, aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento e migliorare la gestione delle piogge intense, che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione molte città.
Sul fronte dell’energia, la stessa logica vale per le reti elettriche e del gas. Una rete elettrica più moderna serve a gestire consumi che cambiano, mentre la rete gas deve diventare pronta ad accogliere quote crescenti di gas “più verdi” e a funzionare con standard di sicurezza sempre più elevati. Un altro pilastro è la rigenerazione delle risorse, cioè la parte “circolare” del lavoro di Hera: raccolta, selezione, trattamento dei rifiuti e recupero di materia ed energia.