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Un banchetto informativo a Bologna (foto Unione camere penali italiane)
«È la separazione delle carriere che garantisce la terzietà del giudice, nella quotidiana amministrazione della giustizia. L’unicità della carriera, invece, avvicina il giudice e il pubblico ministero soprattutto nella fase più delicata: quella dell’inizio del procedimento penale, con le richieste dell’accusa. Stando così le cose, il 94% delle richieste di intercettazioni telefoniche e ambientali viene accolta. Così come quasi la totalità delle richieste di proroga delle indagini preliminari». Così Nicola Mazzacuva, presidente della Camera penale di Bologna e del Consiglio nazionale delle Camere penali, nel presentare ufficialmente il Comitato regionale dell’unione delle Camere penali italiane per il sì al referendum sulla giustizia di marzo, davanti ai presidenti delle Camere penali del distretto della Corte d’appello di Bologna, da Piacenza a Rimini. Un decalogo del sì, «dieci buone ragioni per dire sì alla separazione delle carriere e per una giustizia più giusta, terza e credibile» e una serie di iniziative, tra convegni e banchetti nelle piazze, per incontrare la cittadinanza fino alla data del voto, nei capoluoghi di provincia della regione e anche nei comuni più piccoli.
Il presidente della Camera penale di Bologna ha respinto le critiche, provenienti dai sostenitori del no al referendum, secondo cui la riforma indebolirebbe il pubblico ministero. «Ci adeguiamo a tutte le altre democrazie europee: Francia, Spagna, Germania, Portogallo. La carriera unica rimane solo in Bulgaria e in Turchia. Preferisco che il mio Paese si adegui agli altri ordinamenti europei. In questo modo non solo non ci deve essere alcuna preoccupazione riguardo allo svolgimento dei procedimenti penali, ma ritengo che possano essere migliori per i cittadini».
A sostegno del sì è intervenuto anche Enrico Amati, componente della giunta nazionale dell’Unione delle camere penali italiane, affermando che la riforma «è necessaria e liberale garantista. È necessaria perché attua il principio del codice accusatorio del giusto processo, e liberale garantista perché il suo valore di fondo è la separazione strutturale tra chi giudica e chi accusa». E a proposito del sorteggio dei membri del Csm, «è apprezzato anche da tanti magistrati. Il Csm è un organo di garanzia, non deve premiare l’appartenenza a determinate correnti». Amati ha sottolineato che la riforma «non ribalta l’impianto costituzionale. La Corte si è già espressa due volte sulla fattibilità della separazione delle carriere. È conforme ai principi costituzionali».
A livello nazionale la campagna è partita a dicembre nel contesto dell’iniziativa “129 piazze per il sì”. «L’impegno – spiega l’avvocata Licia Zanetti, presidente della Camera penale della Romagna – è quello di spiegare ai cittadini che non si tratta di qualcosa di lontano e complesso, ma qualcosa che li riguarda da vicino e dovrebbe essere scevro da ogni ideologia o contrapposizione politica. Aspettiamo i cittadini ai prossimi banchetti, dove distribuiremo a tutti il nostro decalogo, e ai convegni. Non ci sottraiamo al confronto».
I banchetti informativi previsti in calendario a Bologna saranno il 13,14, 27 e 28 febbraio e il 13 marzo. Il prossimo convegno ai terrà invece il 6 febbraio alle 15, nella Sala Farnese di Palazzo d’Accursio.