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Il Parlamento (foto Creative Commons)
L’addio di Elisabetta Gualmini al Pd è solo il più eclatante tra gli ultimi casi di cambio di casacca, in un momento in cui il quadro politico si sta muovendo. Esempio ancor più clamoroso e recente è l’abbandono della Lega da parte del generale Roberto Vannacci, che dieci giorni fa ha annunciato la creazione di un nuovo partito, Futuro Nazionale. Nel Bolognese, le prime adesioni non si sono fatte attendere troppo. Per ultima la capogruppo leghista di Molinella Daniela Amendola, che ha lasciato il partito di Salvini per seguire Vannacci. Come riportato da "la Repubblica", per la capogruppo Salvini «è stato un fallimento totale, non è nemmeno riuscito a fare il ponte della Riccardina - a Budrio -, altro che quello di Messina. È il campione dell’incoerenza». A Pianoro, ad aderire al nuovo partito due giorni fa è stato il consigliere comunale Luca D’Oristano. Ex sindaco candidato di centrodestra (sostenuto dalla lista Pianoro futura, oltre che dai Cristiani insieme per Pianoro e dai partiti di centrodestra), ha preso una scelta che, in un’intervista al "Corriere di Bologna", definisce «consapevole e maturata nel tempo». Perché «mi riconosco in tante affermazioni, in tanti discorsi, nella sua visione politica e nelle idee per il futuro del nostro paese». Così l’ex candidato ha comunicato che il gruppo consiliare “Centrodestra Pianoro”, di cui è unico componente in Consiglio, assume ora la denominazione “Futuro nazionale – Vannacci". Spostandosi a Modena, proprio oggi un altro scossone all’interno della Lega. Il segretario Guglielmo Golinelli e il consigliere provinciale Giuseppe Vandelli hanno abbracciato il partito vannacciano, dopo anni in cui si erano già mostrati di idee più radicali rispetto alla casa leghista. Sempre oggi ma a Forlì, Daniele Mezzacapo, consigliere comunale per la Lega, e vicesindaco nella prima giunta di centrodestra a guida Gian Luca Zattini, lascia il Carroccio e approda nel Gruppo misto.
Guardando al Parlamento, il primo deputato a unirsi al partito di Vannacci è stato Emanuele Pozzolo, eletto nella lista di Fratelli d’Italia ma espulso in seguito all’inchiesta sullo sparo con una pistola nella notte di Capodanno alla Proloco di Rosazza. Si è detto entusiasta del progetto, perché «ricco di fatti e non di parole, è finito il tempo di una destra che deve chiedere permesso». Non si sono fatti attendere molto nel seguire il generale gli ormai ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso. I due, da sempre riconosciuti come i più vicini al generale, hanno deciso di uscire dalla Lega perché in dissenso con un gruppo che non sentono più loro. «Si preannuncia una svolta nella visione politica della Lega e io non la condivido», ha detto Sasso, mentre Ziello non vede più nella Lega la politica «come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità».
Sempre guardando alle recenti defezioni dalla Lega, ma questa volta per indossare la casacca di Forza Italia, spiccano il deputato cilentano Antonio Pierro e il sindaco di Vigarano e coordinatore della Lega a Bologna Davide Bergamini. Sulla scia di Pierro, anche il consigliere regionale campano Mimì Minella ha annunciato il suo passaggio a Forza Italia, «dopo una riflessione ispirata ai valori del centrodestra moderato, riformista e europeista».
Cambi di casacche e trasformismi che, con le elezioni in vista, si fanno sempre più frequenti e coinvolgono tutte le aree e gli schieramenti. E che inevitabilmente devono portare i partiti a fare dei ragionamenti interni. Un fenomeno che qualcuno cerca di arginare.
Qualche giorno fa la Lega, con l’obiettivo di «evitare i cambi di casacca che nell’ultima legislatura sono stati quasi 300», ha preparato una proposta di legge costituzionale per introdurre il vincolo di mandato parlamentare. L’idea sarebbe modificare l’articolo 67 della Costituzione, che sarebbe riscritto prevedendo che ogni membro del Parlamento rappresenti la Nazione ed eserciti le proprie funzioni con vincolo di mandato. Proposta che avevano tentato di fare avanzare anche dal M5S, nonché da Fratelli d’Italia, nei loro momenti di crisi interna.
Intanto è pronta per approdare in Aula la riforma del regolamento della Camera dei deputati, che introduce novità in vigore dalla prossima legislatura. Il testo sarà discusso lunedì prossimo e potrebbe essere votato già martedì. Tra i punti centrali della riforma, misure pensate per scoraggiare i cambi di casacca, con la riduzione dei contributi trasferibili a un nuovo gruppo (solo il 50% della quota verrà trasferito), la decadenza da gran parte delle cariche interne ricoperte nell’Ufficio di presidenza e negli uffici di presidenza delle Commissioni.