Ambiente
In città si smistano 596 chili di rifiuti per abitante (foto Ansa)
Bologna si è piazzata tra le 20 città del mondo a rifiuti zero, riconoscimento che è arrivato la settimana scorsa dal Comitato consultivo del Segretario generale delle Nazioni Unite. Dati che fanno ben sperare e che indicano un aumento della raccolta differenziata dal 63,2% nel 2022 a oltre il 72,4% nel 2024. E se si va ancora più indietro nel tempo ci si accorge che nel 2013 la situazione era molto più critica, con una percentuale di raccolta dei rifiuti intelligente pari al 39%. Attenzione, però. La conquista della classifica internazionale premia quelle città che hanno aumentato il proprio virtuosismo ambientale in un breve lasso di tempo, non tenendo conto di altri dati in termini assoluti e che, per questo, possono poi far portare a una situazione generale ben diversa da quella che ci si aspetterebbe.
Nelle classifiche regionali, infatti, allargando la visione ai comuni limitrofi e non solo alle mura cittadine, il tanto acclamato virtuosismo inizia a vacillare e si precipita sotto la media complessiva della città metropolitana, con 596 chili di rifiuti smistati per abitante. Ma l’allarme non fa in tempo a suonare che rientra con la stessa rapidità con cui aveva iniziato a tremolare. Va da sé, infatti, che una area metropolitana di una certa dimensione ha criticità ben maggiori rispetto a paesi con meno abitanti e con una logistica e un’organizzazione della raccolta dei rifiuti più snella e agevole. Come a dire che è fisiologico che una città con quasi quattrocentomila abitanti abbia una percentuale di raccolta differenziata più bassa rispetto ai paesi della cintura e dell’Appenino. Ma tant’è.
E se il primo equivoco sembra risolto, è invece ancora la plastica a destare le maggiori preoccupazioni, quel mostro nero dei rifiuti solidi urbani che spesso mette in crisi il sistema dell’economia circolare e le condotte dei cittadini, positive e ligie (a volte) almeno nelle intenzioni. Tra infinite tipologie, caratteristiche chimiche e fisiche diverse, ancora diverse modalità di recupero e di trattamento, la plastica (e la sua considerazione da parte di chi l'ambiente lo vuole tutelare) crea non pochi problemi.
Così, se ci si chiede il motivo delle difficoltà di smaltimento corretto e di recupero della plastica, la risposta più immediata è, apparentemente, anche la più banale. Molti rifiuti che di plastica ne contengono in quantità, non sono semplici imballaggi e dovrebbero finire insieme agli indifferenziati.
"Trova l'intruso" è l'iniziativa e l'invito del gruppo Hera, che gestisce le operazioni di raccolta e di smaltimento dei rifiuti in città. Un vademecum esaustivo e inappellabile su ciò che può essere gettato nel cassonetto della plastica e ciò che invece non è recuperabile. Via libera per qualsiasi tipologia di imballaggio, sacchetti, contenitori per alimenti, bottiglie, barattoli, buste e flaconi. Semaforo rosso per i giocatoli, di qualsiasi tipo. Stop anche alle bacinelle, ai materiali in gomma, alle posate usa e getta, alle cover dei cellulari e alle cartelline portadocumenti. Un grande caos in cui è difficile barcamenarsi, dove l'attenzione non è mai abbastanza e il rischio di confondersi e di cadere nel tranello del cioca per broca (confondere il chiodo a piccola capocchia con quello che la capocchia ce l'ha eccome) è sempre dietro l'angolo, in tutto quel complesso mondo che c'è intorno alla filiera e al ciclo dei rifiuti.