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Michele De Pascale (foto Ansa)

 

Fine vita, continua il dibattito tra le Regioni. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge toscana, l’Emilia-Romagna ha avviato un approfondimento tecnico sulla propria delibera. Durante un’intervista all'Ansa a seguito della sentenza, il presidente Michele de Pascale ha spiegato che alcune parti del documento necessitano di correzioni e che l’Assemblea legislativa valuterà se trasformarlo in legge.

«Stiamo dialogando con la Toscana e con la Conferenza delle Regioni. Se mentre facciamo questo lavoro maturasse una sensibilità nazionale, potremmo dare un esempio al Paese e stimolare il Parlamento a intervenire».

La sentenza della Consulta, ha ricordato De Pascale, ha fissato due principi chiave. «Il primo è che le scelte di fondo spettano al legislatore nazionale e non possono essere differenziate Regione per Regione. Il secondo riguarda il ruolo delle Regioni, che possono organizzare concretamente l’erogazione del servizio attraverso il sistema sanitario». Per il governatore «è legittimo discutere di temi bioetici, ma sarebbe un errore trasformare i temi organizzativi in scontro politico».

L’obiettivo dell’Emilia-Romagna è costruire una proposta condivisa tra tutte le Regioni, indipendentemente dal colore politico. Un seminario tecnico con giuristi ed esperti di biodiritto, previsto entro fine mese, dovrebbe fornire tutti gli elementi per una possibile legge regionale sul modello toscano.

Altri territori si stanno muovendo lungo linee simili. Oltre la Toscana anche il Veneto ha avviato revisioni delle proprie normative, mentre Lombardia e Piemonte stanno discutendo su linee guida e protocolli sanitari per rendere operativo il suicidio assistito in sicurezza. L’intento comune è armonizzare le procedure, in attesa di un intervento nazionale che definisca i principi di fondo.

«Se tutte le Regioni adottassero provvedimenti omogenei – ha sottolineato De Pascale – si  toglierebbe dal dibattito politico una parte tecnica e organizzativa, lasciando al Parlamento le scelte politiche su cui possono esserci divergenze».

L’Emilia-Romagna conferma così il suo ruolo di Regione-pilota, non solo nel sistema sanitario ma anche nel confronto su temi delicati. La relazione al Parlamento della Corte dei Conti sul triennio 2022-2024 ha evidenziato la Regione come benchmark nazionale, con punteggi alti in prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera, tempi di pagamento dei fornitori virtuosi e un saldo positivo della mobilità sanitaria di oltre 525 milioni. «Numeri che raccontano l’eccellenza del sistema e spazzano via polemiche pretestuose, ma vogliamo usare questo riconoscimento per affrontare le criticità con più determinazione, a partire dai tempi di attesa», hanno commentano De Pascale e l’assessore alla Sanità Massimo Fabi.

Con questa impostazione, l’Emilia-Romagna punta a coniugare rispetto delle regole nazionali, sicurezza sanitaria e dialogo tra Regioni, offrendo un modello per l’intero Paese su un tema che resta tra i più sensibili del dibattito pubblico.