Letteratura
Lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi (foto Ansa)
«Mi piace definirmi un cocco di nonna, che, attenzione, è differente dal cocco di mamma. Secondo Freud il cocco di mamma è il tipo d’uomo fiero e sicuro che pensa di poter conquistare qualsiasi donna, invece per me è il ritratto del demente. Preferisco i cocchi di nonna, perché sono amati lo stesso ma non hanno aspettative!». È un Emanuele Trevi scherzoso, completamente a suo agio, a dire queste parole, durante la presentazione del suo ultimo libro, il romanzo non romanzo “Mia nonna e il Conte” (Solferino). Un evento organizzato dal progetto culturale Giardino Segreto e avvenuto ieri sera al caffè letterario Capire di via Borgonuovo, uno spazio associativo che dà la possibilità di conoscere scrittori e cenare in loro compagnia. Incontri davvero originali in un ambiente conviviale che unisce pensiero critico e letteratura ai fumi della cucina a vista, alle pentole e pentoloni sobbollenti, ai coltelli e coltellacci appesi alle pareti, mentre il personale fa avanti e indietro per preparare le pietanze.
Ieri dunque è stata la volta dello scrittore e critico letterario romano vincitore grazie a “Due vite” del Premio Strega nel 2021. L’autore, noto per scrivere storie personali e di amicizia e ormai maestro del genere del romanzo-ritratto (la parola “romanzo” qui andrebbe presa con le pinze, però non vi è dubbio che Trevi sia in grado di scrivere di fatti autobiografici e biografici senza lasciare da parte il piglio e la brillantezza della narrativa), ha avuto modo di dialogare assieme alla scrittrice Gaia Manzini su questa sua recente opera, legata agli anni dell’infanzia e alla figura mitica della nonna, Peppinella, un personaggio arcaico, calabresissimo, matriarcale, volitivo, empatico. Trevi dipinge una vera e propria epica della nonna, una mitologia mediterranea, un inno alla soggettività davvero toccante e profondamente sincero, in cui la protagonista si innamora di un distinto conte, costruendo così un affetto inaspettato, a un’età avanzata per entrambi, un legame in cui «lui si adatta a lei e lei a lui. Lei va alle serate di gala, lui guarda le puntate di “Beautiful”. Sono due barche diverse, innocenze diverse», racconta il nipote nel libro.
E sotto tale trama cosa c’è infine a fare da collante a tutto? Semplice, la patina del tempo che scorre. Il tempo umano è la grande riflessione al centro di “Mia nonna e il Conte”, il tempo umano modellato dal prestigio della letteratura. D’altronde, come spiega Trevi, «ogni esistenza finisce in cascata, ma mia nonna e il conte avevano scelto di rallentare il loro tempo e il loro quotidiano, tirare un po’ il freno a mano, facendoci capire una cosa molto importante: la vita oggi o ci piace o non ci piace, loro due al contrario coltivavano l’arte di farsela piacere».