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Foto Ansa
Tra le vittime degli accorpamenti delle scuole in Emilia-Romagna c’è l’Istituto Comprensivo di Borgonuovo, che comprende la scuola dell’infanzia “Piero Bertolini”, la scuola primaria “Guglielmo Marconi” e la scuola secondaria di primo grado “Dino Betti”. Con il commissariamento disposto dal ministro Valditara, la direzione dell’I.C. verrà accorpata a quella di un altro istituto del Comune, passando in un anno da 400 a 1000 studenti.
«Noi siamo una scuola piccola – spiega la dirigente Mara Rosmarino – e con questa misura andremo a raddoppiare i numeri, anche di più. Si perderà un'unità di dirigente scolastico e una di Dsga, che è il Direttore dei servizi generali e amministrativi. Sono due posti di lavoro in meno, così lo Stato va a risparmiare due stipendi». A detrimento di una riduzione dei servizi, di ulteriori difficoltà nella gestione interna, e di un carico di lavoro maggiore per la dirigenza. «È tutto molto poco funzionale, noi siamo fortunati perché non siamo una scuola numerosa. Adesso ho la possibilità di avere contatti molto più diretti con le famiglie, con gli studenti: questa cosa si andrà a disperdere in una scuola con un numero di alunni elevato» aggiunge Rosmarino, convinta che si tratti di una «misura economica e non utile».
Questa situazione va ad aggravare i contesti più fragili, nei territori in cui i plessi sono piccoli o di confine tra un comune e l’altro: «Non è il mio caso. Noi siamo considerati una scuola di montagna, ma paradossalmente non è che siamo in montagna. Le vere difficoltà sono per quelle scuole che devono relazionarsi con più comuni, quindi con più sindaci, con distanze enormi tra i plessi».
Per quanto in bilico, la dirigente non si mostra preoccupata per una scelta prevedibile, preannunciata dalle recenti politiche ministeriali. «Sono anni che ci tengono sui carboni ardenti, andrà come deve andare. Del resto nelle altre regioni hanno fatto gli accorpamenti, l'Emilia-Romagna e le altre regioni che si sono rifiutate e di conseguenza c'è stato questo commissariamento, staremo a vedere i giochi della politica. Non è giusto, ma è quello che lo Stato vuole».