REFERENDUM

(foto Ansa)

 

Si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo, queste almeno sono le date proposte dal Consiglio dei Ministri al Presidente Mattarella per il referendum che dovrebbe confermare o meno la riforma costituzionale sulla giustizia. Su un’altra scrivania, quella del Tribunale amministrativo del Lazio (Tar), oggi è infatti arrivato il ricorso contro questa scelta governativa da parte del Comitato che sta raccogliendo le firme necessarie perché venga istituito un referendum per il no alla riforma.

La legge del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con la proposta di modifica della Costituzione, ha richiesto una doppia approvazione sia alla Camera dei deputati che al Senato. Non ha però ricevuto l’approvazione dei due terzi dei votanti nel secondo scrutinio ed è quindi ora possibile richiedere un voto popolare, un referendum detto confermativo in cui si sceglie per il sì o il no alla riforma è in cui vincerà la risposta che avrà più voti, senza una soglia minima di partecipanti perché sia valido. Nel nostro paese possono richiedere un referendum un quinto dei componenti della Camera o del Senato, cinque Consigli regionali o 500.000 cittadini. Il 18 novembre sono state accolte le richieste di votazione dei parlamentari di maggioranza e opposizione per un referendum confermativo. Il 22 dicembre invece un comitato di 15 cittadini ha avviato la raccolta firme per indire un’altra votazione, sempre di tipo confermativo, che respinga la riforma varata dall'Esecutivo. Le firme raccolte sono già quasi 400.000. Il termine per presentare le richieste di referendum è il 30 gennaio, entro tre mesi dall’approvazione della legge in Parlamento il 30 ottobre.

Il governo Meloni riteneva sicuramente inevitabile il voto referendario su quella che è una delle proprie riforme di punta. Per questo non stupisce che anche membri della maggioranza abbiano partecipato alla prima richiesta di voto. L'obiettivo è quello di andare alle urne il più velocemente possibile, impedendo l'organizzazione di un'efficace campagna che sostenga il no. La seconda richiesta attraverso le firme invece, quella ancora in corso, è stata organizzata espressamente da oppositori della riforma, dando un'impronta chiaramente favorevole al "no" all'intera eventuale votazione.

Secondo la legge che regola l’organizzazione dei referendum, il governo ha 60 giorni per fissare la data del voto dal giorno in cui viene approvata la richiesta. La domanda di referendum dei parlamentari è stata accettata il 18 novembre, dunque il termine sarebbe il 17 gennaio. Come già detto però, la scadenza per presentare le richieste di referendum è il 30 gennaio, e negli ultimi 25 anni tutti i governi hanno rispettato la prassi di non fissare date referendarie prima dello scadere del termine per farne domanda. Da qui nasce il ricorso del comitato che si è rivolto al tribunale amministrativo per far rispettare la scadenza di fine gennaio per raccogliere le firme popolari.

Tema centrale della legge Nordio è la cosiddetta divisione delle carriere della magistratura. Oggi in Italia è possibile per tutti i magistrati ricoprire durante la carriera sia il ruolo di giudice, colui che emette il verdetto di un processo, che di pubblico ministero, colui che rappresenta l’accusa in un caso penale. In Italia l’accusa è infatti pubblica, è lo Stato italiano attraverso le Procure che conduce indagini, raccoglie prove e formula le accuse contro i sospettati di violazioni del codice penale. La volontà del governo Meloni è di separare nettamente i percorsi lavorativi di chi giudica da quelli di chi accusa, per evitare ogni possibile stortura e parzialità nel potere giudiziario. Un tentativo di porsi al di sopra della legge e attaccare la giustizia secondo le opposizioni e i critici.