Chirurgia
L'équipe che ha condotto l'operazione (foto Dire)
Una nuova cura ad altissima tecnologia che si aggiunge alla cartella dei primati raggiunti al momento in via esclusiva dall’Ircss Sant’Orsola di Bologna, fiore all’occhiello della sanità emiliano-romagnola e non solo. Questa volta si parla di un metodo all’avanguardia in grado di combattere con più tenacia il tumore del fegato, anche le sue forme ritenute più aggressive e incurabili. Un metodo che, nella fattispecie, tiene conto dell’uso incrociato della chemioterapia e dello sfruttamento di impulsi elettrici. Un mix decisamente innovativo che è risultato efficace nel trattare appunto quelle cellule impazzite del fegato che si moltiplicano senza controllo, fino a esplodere in pericolose metastasi.
Un ulteriore modo di vedere e affrontare la malattia, dunque, che ha raggiunto la concretezza col recente allestimento della Sala angiografica dell’ospedale, ottenuta grazie agli 800mila euro provenienti dal Pnrr. Si tratta di una tecnica di “elettrochemioterapia”, eseguita qualche giorno fa su un paziente affetto da un epatocarcinoma, la forma maligna più comune di cancro all’organo epatico, che è tra l’altro la ghiandola più grossa del corpo umano. Il livello di precisione è davvero alto e sicuro, indicato per quei particolari casi che non possono contare su interventi chirurgici pesanti e invasivi o sulle tradizionali cure.
Ma in cosa consiste nello specifico questo trattamento? In sostanza si inseriscono nel fegato degli elettrodi a forma di ago che attraverso i loro impulsi aprono dei varchi nelle lesioni tumorali, permettendo ai farmaci oncologici di passare più velocemente e di avere un effetto benefico potenziato. Non a caso il paziente che ha subito questo tipo di operazione è stato poi dimesso nel giro di poco tempo. L’intervento è stato eseguito con successo dai radiologi Antonio De Cinque, Lorenzo Braccischi e Francesco Modestino e dalla loro équipe, in collaborazione con il reparto di anestesia polispecialistica.