Cinema

Ken Loach (foto Ansa)

Oltre quarant’anni di filmografia al servizio dei meno abbienti, dei marginali, degli ultimi. Di racconto, senza fronzoli, ma anche senza pietismo, di vite spese a lottare per un futuro migliore. Di denuncia e di analisi critica della realtà. In una parola, di filosofia.

Oggi il regista britannico Ken Loach riceve, all’età di 89 anni, la laurea magistrale ad honorem in Scienze filosofiche durante una cerimonia in collegamento dal King’s College di Londra. La proposta del Dipartimento di Filosofia dell’Alma Mater – d’intesa con quello delle Arti – nasce dal desiderio di riconoscere nella sensibilità dell’artista di fama internazionale la capacità di indagare attraverso il linguaggio cinematografico i grandi temi etici e sociali su cui da sempre i filosofi s’interrogano, come spiegano il professor Alberto Burgio, filosofo e proponente del conferimento, e il direttore del Dipartimento delle Arti Riccardo Brizzi.

«Ken Loach è tra i grandi maestri del cinema contemporaneo. Nessuno ha saputo produrre attraverso il cinema una lettura critica altrettanto spregiudicata, puntuale e pertinente delle conseguenze della trasformazione economica e sociale avvenute negli ultimi 30 anni nella nostra società», osserva il professor Burgio. Di fronte ai suoi film non si rimane solo spettatori di un’opera d’arte, ma anche testimoni di unanalisi penetrante della realtà. «La sua è un’indagine squisitamente filosofica, in cui la naturale intelligenza si fonde con la competenza teorica. È chiaro che lui non ci abbia mai pensato, ma Loach è un filosofo spontaneo, critico, capace di fare dei film, invece che di scrivere dei libri come i filosofi abitualmente fanno. Un personaggio straordinario», conclude Burgio.

Tantissimi i suoi temi, come sottolinea anche il professor Brizzi, dai cambiamenti nel mondo del lavoro, alle trasformazioni delle città e delle periferie, dalle grandi emigrazioni ai conflitti che hanno plasmato la storia politica recente, fino ai giorni nostri. «Nella sua produzione – concorda Brizzi – Ken Loach intreccia temi di schiacciante attualità politica e filosofica. Ad esempio, qual è il ruolo oggi della Sinistra? Come può ancora difendere i diritti dei lavoratori in un’Europa in cui le classi popolari, le marginalità che lui, regista dichiaratamente socialista e anticapitalista, ha sempre raccontato, oggi si rivolgono a Destra?» Lui che, come conclude Burgio, «è riuscito a dare una voce e un volto all’autentica tragedia della classe popolare inglese, che oggi ha perso, oltre alla rappresentanza, tutte le garanzie e le tutele che aveva acquistato nei primi venti-venticinque anni del secondo dopoguerra. La gente si trova alla mercé della precarietà, senza la certezza che domani i salari consentiranno di vivere in modo dignitoso».

Uno dei tanti quadri della complessa quotidianità di cui oggi facciamo parte e che Loach, con il suo stile così crudo ma al tempo stesso così delicatamente umano, da decenni ci racconta con ineguagliabile bravura.