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Stefanini, de Pascale e Lepore, Aloia ed Egidio a “Repubblica Insieme Bologna” (Foto di Repubblica)
È tempo di auguri, di bilanci e di buoni propositi per l’anno nuovo. E di propositi, ieri sera sul palco di “Repubblica Insieme” all’oratorio di San Filippo Neri, davanti a una platea gremita, i relatori ne hanno presentati diversi. In primis il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Michele de Pascale, che hanno presentato le novità del piano casa per il 2026, tra il riassetto degli alloggi sfitti e la realizzazione di foresterie per i lavoratori, e discusso delle sfide dell’economia. Sul tema fanno eco gli interventi di Pierluigi Stefanini, presidente della Fondazione del Monte, della presidente di Confindustria Emilia Sonia Bonfiglioli e della presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini. Buone notizie anche dal mondo della cultura, dove a parlare sono il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli e la sovrintendente del Teatro Comunale Elisabetta Riva. A chiudere la serata l’insegnamento oggi più che mai attuale del professore ed ex presidente del Consiglio Romano Prodi: «i Paesi che fanno grandi progressi sono quelli capaci di cantare in coro».
Archiviato il tram, con i cantieri in chiusura, per il prossimo anno Lepore guarda alla casa. In particolare con la Fondazione Abitare Bologna, che per prima cosa avrà il compito di individuare gli appartamenti attualmente vuoti: «Ci sono 13mila alloggi privati sfitti in città. Dobbiamo convincere tanti bolognesi che sono proprietari di casa ad affittare a canone concordato». Una misura da affiancare alla regolazione degli affitti brevi, che proprio da ieri è diventata di competenza dei sindaci con l’approvazione della legge dedicata in Assemblea regionale. L’obiettivo è individuare le zone dove si concentrano gli affitti brevi, per intervenire riequilibrando il rapporto tra residenti e visitatori occasionali. De Pascale rincara la dose, aggiungendo che la Regione «investirà 300 milioni per non avere più un appartamento sfitto tra gli alloggi pubblici». Si comincia a gennaio: «Stiamo lavorando con molte imprese per creare foresterie aziendali e già dal 2026 avremo disponibilità di fondi per l’edilizia sociale».
Urgente è anche contrastare «un costo della vita spaventosamente aumentato – continua Lepore – per sostenere chi non guadagna più di 1.500 euro al mese». In un momento storico di svolta per l’economia sia locale che nazionale: «Siamo a un tornante importante, non solo per la congiuntura internazionale, tra dazi e la sfida della Cina, ma anche perché sta avvenendo il ricambio generazionale. C’è il rischio che le imprese del territorio mollino, dobbiamo tutti fare muro e alleanza per sostenere la produzione», conclude il primo cittadino. Il presidente de Pascale condivide la sua preoccupazione: «Se non riusciamo a invertire questa tendenza di calo della produzione industriale, che va avanti da 30 mesi consecutivi, l’Emilia-Romagna che conosciamo non esisterà più». Come sottolinea lui stesso, «non c’è mai stato nella storia d’Europa un momento di recessione in cui siano contemporaneamente migliorate le condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione». Ma non c’è spazio per la rassegnazione: «Se non ripartono l’economia e la produzione nel nostro Paese, il disastro sociale è alle porte. E su questo l’Emilia-Romagna combatterà».
Un quadro più dettagliato dello stato di salute delle aziende del territorio lo ritraggono insieme la presidente di Confindustria Sonia Bonfiglioli e la presidente di Legacoop Rita Ghedini. «Il 2024 e il 2025 sono anni di crescita complessiva in termini sia di volume di lavoro che di numero di lavoratori – spiega Ghedini – ma sono già tre anni che il problema più segnalato dalle imprese è quello della manodopera». Un tema che è sia quantitativo che qualitativo, dal momento che mancano sia figure specializzate che lavoratori manuali. «C’è un drammatico bisogno di autisti nella logistica e di personale del settore socio-sanitario», continua la presidente di Legacoop, cui fa eco Bonfiglioli: «Mancano manutentori, elettricisti e operai, anche perché i giovani vanno via». Come far fronte, allora, a questa fuga? «Rendendo le nostre aziende più moderne, attrattive e sicure», osserva sempre Bonfiglioli. Ma ci sono anche notizie positive, come quella segnalata da Ghedini: «Quest’anno, per la prima volta, il 50% delle persone in lista d’attesa per entrare nel progetto di inserimento lavorativo di “Insieme per il lavoro” sono giovani italiani». Una nota di speranza che si ritrova nelle parole della presidente di Confindustria, quando commenta il difficile scenario economico in cui le aziende si muoveranno nel 2026: «Oltre al conflitto russo-ucraino, i dazi, il problema dei cambi e la competizione con la Cina, abbiamo l’ulteriore deprezzamento delle valute, che potrebbe penalizzare ancora di più le esportazioni delle nostre imprese. Ma le previsioni non ci azzeccano mai, quindi siamo ottimisti».
Anche dal mondo della cultura bolognese arrivano buone nuove. «Nel 2026 finiranno i lavori del Teatro Comunale – racconta la sovrintendente Elisabetta Riva – e noi vogliamo aprirci a tutti i pubblici, dal più colto e alto a chi in un teatro dell’opera non ci ha mai messo piede, eliminando le distanze». Ad esempio, all’Auditorium Manzoni si terranno per la prima volta delle matinée di musica classica: «La domenica mattina si terrà un ciclo intitolato “La gioia” per le famiglie e per chiunque voglia avvicinarsi alla musica sinfonica». Grande attesa per il prossimo anno anche per la Cineteca di Bologna, che si prepara a festeggiare i 40 anni del festival del Cinema Ritrovato. Il direttore Gianluca Farinelli fa il punto sulla ricettività della città: «Complessivamente, incluse le proiezioni in Piazza, superiamo i 600mila spettatori». Non può mancare un pensiero per il Modernissimo, che nel 2025 ha vinto per il secondo anno consecutivo il Biglietto d’oro, in quanto «monosala che vende di gran lunga il maggior numero di biglietti in Italia, facendo solo ed esclusivamente proiezioni di film storici». I numeri, come afferma lo stesso Farinelli, sono «mostruosi», perché si tratta di «153mila spettatori, cui si devono aggiungere altri 20mila per le iniziative gratuite. La seconda classificata supera di poco i 100mila biglietti, facendo programmazione di prima visione a Roma, una città che non è comparabile». Un successo per nulla scontato e che si punta a replicare anche in futuro.
Ed è proprio sul modello dell’unicità della Cineteca, un’eccellenza nota in tutto il mondo, che Romano Prodi propone di investire su «poche, piccole, ma estremamente originali realtà bolognesi che possano diventare primati mondiali, così da attrarre gli stranieri, com’era nel Medioevo». Passato da cui, osserva il professore, arriva un importante insegnamento: «Quando sono decadute l’università di Bologna e l’industria della seta? Quando sono stati esclusi gli stranieri e tutti quelli che vivevano fuori dalle mura. Questa è l’eredità negativa che abbiamo ricevuto». E che dobbiamo apprestarci a cambiare. «Il problema è aprirci di più verso il resto del mondo. Nessuno sa che all’Alma Mater, fino a qualche anno fa, gli studenti stranieri erano il 5%. Adesso il 15%. L’università ha fatto un enorme passo in avanti, ma è ancora molto poco». Una proposta? «Così com’è oggi a Parigi, si potrebbero fare delle “case” temporanee per gli studiosi in visita. Una per ogni Paese, la Cina, la Francia, la Spagna… Diventeremmo il centro di riferimento culturale italiano». Prodi sogna in grande, ma è sicuro che la Dotta ha tutte le carte in mano per farcela: «Il nome stesso di Bologna è attrattivo. Per i cinesi l’Alma Mater è la più antica università del mondo occidentale. E poi io lavoro con la Business School. La metà dei corsi è fatta da stranieri e il 60% di loro si ferma a lavorare in Emilia». È in questo che la città e la Regione devono credere. Riuscendo in quel proposito, al tempo stesso di una semplicità disarmante e di un’incredibile complessità, di riuscire a lavorare tutti quanti insieme «come un unico coro».

Romano Prodi a “Repubblica Insieme Bologna” (Foto di Repubblica)