Il cartellone delle feste
Gremlin oviparo (Foto dal sito Bologna Cultura)
Andare avanti e celebrare l’anno che verrà. Per farlo, i bolognesi hanno trovato il giusto equilibrio tra conservare l’antico e lasciare andare. Ritualismo e tradizione, i collanti della comunità che si dà appuntamento, anche quest’anno, sotto le due Torri. Due rappresentazioni, a Capodanno, a Palazzo Re Enzo e in Piazza Maggiore. Dove allo scoccare della mezzanotte prenderà fuoco il Vecchione, la scultura in cartapesta che incarna le brutture dell’anno appena concluso, dato alle fiamme per bruciare simbolicamente la negatività. Un rogo benaugurale, accompagnato da musica e dj set, che vedrà alternarsi alla consolle La Funky e Bassi Maestro. Il giorno dopo centinaia di ballerini in abiti d’epoca porteranno le atmosfere dell’Unità d’Italia nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo, per il Gran Ballo Ottocentesco.
Le due rappresentazioni vengono da lontano, il Vecchione dai primi dell’Ottocento, mentre il Gran Ballo dai primi anni Novanta. Il rogo, un rito benaugurale di origine contadina, era inizialmente composto da rami e sterpaglie con le sembianze di un vecchio, declinato al femminile negli anni bisestili. Poi, un fantoccio di cartapesta imbottito di petardi. Dopo un secolo, solo le misure di contenimento della pandemia hanno fatto saltare il consueto appuntamento, nel 2020 e 2021. Ma la città, per scaramanzia e reazione alle avversità, si è ingegnata: in quei due anni difficili il fuoco purificatore è avvampato on-line, grazie all’estro della disegnatrice Chiara Rapaccini, in arte Rap, che ha reinterpretato il Vecchione in chiave digitale, sulle note di Futura di Lucio Dalla.
Il prossimo 31 dicembre sarà invece un Gremlin oviparo, a firma Dem al secolo Marco Barbieri, artista poliedrico che spazia dalla land art alla wall painting. Ispirato ai gremlin, creature misteriose del folklore, a cui, durante la seconda guerra mondiale, erano attribuiti strani malfunzionamenti degli aerei militari. Una figura impiegata di frequente anche dalla cinematografia negli anni ‘80, è un contenitore del male, simbolo di conflitti nell’epoca contemporanea. Quello ideato da Dem ha orecchie da pipistrello e un busto-nido che racchiude un uovo rosso, a evocare il male in gestazione, tra umano e disumano: «È un invito a riflettere sulla responsabilità individuale: per contrastare il male che vediamo nel mondo, dobbiamo prima confrontarci con quello che ognuno e ognuna di noi porta dentro di sé», ha spiegato l’artista. Ognuno potrà affidare a un'ampolla posta sotto all’opera un messaggio, un biglietto o un oggetto da incendiare. «Un gesto collettivo e catartico che rende ancora più potente il rito. Ognuno porta il proprio contributo, le fiamme trasformano, portano luce. È un Capodanno di luce, in un mondo che è già molto brutto di suo», ha detto Daniele Del Pozzo, assessore alla cultura, al “Corriere di Bologna”.
Consumate le ultime ceneri, il giorno seguente, la città è invitata al Gran Ballo Ottocentesco. Un doppio appuntamento, alle ore 16:00 e 17:30. «I danzatori, faranno rivivere le affascinanti atmosfere delle feste di società del tempo, danzando quadriglie, valzer, contraddanze, mazurke e polke sulle musiche di grandi compositori italiani e stranieri come Verdi e gli Strauss», si legge sul sito di BolognaCultura. Il Maestro di cerimonia sarà il Presidente della Federazione Nazionale Società di Danza, Fabio Mollica. Al tempo, Enrico Bottrigari, notaio e scrittore, nella sua «Cronaca di Bologna», opera che tratta i fatti cittadini della seconda metà dell’ottocento, oggi conservata nella Biblioteca dell’Archiginnasio, chiamava l’evento «carnet de bal», o «l’incantevole spettacolo che toccò l’animo dei Bolognesi». A due secoli di distanza, l’augurio è sempre lo stesso.