Rigenerazione urbana

Il rendering del Sim Bolo Park, nuova grande area verde a vocazione culturale a dieci minuti di bici dalla stazione

 

Quando Daniele Del Pozzo accettò l'incarico di assessore alla cultura nel gennaio 2025, salì su un treno in movimento. A metà mandato, con solo due anni e mezzo davanti a sé, ereditò uno degli ecosistemi culturali più complessi d'Italia e uno dei laboratori politici più impegnativi d'Europa. «Ho accettato ben sapendo di avere davanti a me la metà del mandato anziché i consueti cinque anni. Ora, a quasi dodici mesi di distanza, posso descrivere questo periodo iniziale come sostanzialmente positivo». Un primo atto dedicato a imparare la macchina dall'interno: il sistema istituzionale, la topografia culturale urbana, gli innumerevoli operatori che animano la vita artistica di Bologna. Oggi, afferma, «ho finalmente maggiore chiarezza sulle possibilità e sui tempi effettivi disponibili con cui operare per creare le migliori condizioni strutturali – in termini di spazi, risorse, visibilità e correlazione – da offrire a che opera nella cultura a Bologna».

Nel capoluogo emiliano romagnolo, l'idea del sapere come un bene pubblico non è solo un mero slogan. «L'accesso alla cultura è visto dal nostro Comune come un diritto delle persone ed è garantito grazie a un forte investimento di risorse pubbliche», precisa. Questa filosofia plasma in un certo senso l'intero assessorato alla cultura della città, strutturato su tre pilastri (biblioteche, musei e creatività) nonché ovviamente supportato da finanziamenti stabili e da personale dedicato. Questa architettura, sostiene Del Pozzo, è ciò che permette a Bologna di garantire l'accesso al Bello come diritto civico e di aiutare una lunga tradizione di cultura di prossimità: un sistema intrecciato con quartieri, dinamiche metropolitane e un dialogo continuo tra scene istituzionali e indipendenti. Un modello che è alla base della diversità artistica della città. «La scena più indipendente è molto viva e di assoluto rilievo nazionale - osserva - ma affianca e dialoga puntualmente anche con le principali istituzioni culturali della città. Cioè con Cineteca, Teatro Comunale ed Ert, ovvero Emilia Romagna Teatro che ha il proprio cuore all’Arena del Sole».

C’è un progetto che definisce come la sfida più grande a cui sta lavorando per il prossimo futuro? «C’è ed è la massiccia riqualificazione dell'ex area ferroviaria del Ravone: ventiduemila metri quadrati di zona industriale dismessa che ora diventeranno Sim Bolo Park , una nuova grande superficie verde a vocazione culturale che verrà offerta ai cittadini entro i prossimi due anni a dieci minuti in bici dalla stazione». Il progetto mira a intrecciare quattro filoni: un grande parco pubblico; un centro (il Polo della Memoria democratica) dedicato al ricordo e alla comprensione critica della storia recente d’Italia inizialmente previsto a fianco della stazione ferroviaria; un polo per la ricerca e la formazione artistica; spazi rivolti alla vita comunitaria e alla partecipazione di quartiere . L’assessore parla di «un ecosistema sociale e culturale» pronto ad essere attivato. Il finanziamento è consistente: 57,8 milioni di euro per il parco, 21,1 milioni di euro per il Polo. L’orizzonte temporale per la fine dei lavori è fissato al dicembre 2027. Al centro del nuovo distretto sorgerà un percorso ciclopedonale che fungerà da collegamento fra le diverse zone e che diventerà una sorta di ‘quinta alberata’ tra le aree est ed ovest del parco. Insomma un nuovo luogo urbano di aggregazione sostenibile e resiliente dove abitino cultura, innovazione, creatività, sport ed arti.

Una città di 400.000 abitanti, fra cui 100.000 studenti non può permettersi di ignorare i suoi giovani. Del Pozzo lo sa bene quando afferma che «il tema degli spazi di espressione per le giovani generazioni è un argomento centrale della politica culturale di Bologna». Due recenti iniziative di spicco definiscono questo impegno. Il Padiglione L'Esprit Nouveau, fedele ricostruzione dell’edificio di Le Corbusier e Pierre Jeanneret inaugurato a Parigi nel 1925, viene ora riaperto e assegnato tramite bandi aperti «a chiunque abbia bisogno di uno spazio per progetti curatoriali ed espositivi». La struttura fu costruita nel quartiere fieristico nel 1977 da Giuliano Gresleri e José Oubrerie come testimonianza dell’architettura modernista. Nel 2025 ricorre il centenario del Padiglione parigino, mentre il 2027 segna i cinquant’anni della copia realizzata a Bologna. Per celebrare le due ricorrenze il Comune promuove un programma di eventi, visite guidate, incontri e residenze artistiche, aprendo appunto il Padiglione Nouveau ai contributi e alle tante progettualità del sistema creativo cittadino. Aria nuova anche per un altro edificio che sorge dall’altra parte della città, Villa delle Rose. Anche queste sale hanno cambiato pelle e sono state trasformate in un centro creativo sperimentale per giovani artisti grazie alla partnership con l'Accademia di Belle Arti. Dice l’assessore: «Ora è una casa dell’arte dove ricercare, progettare ed esporre sotto la guida delle docenti anche grazie all’incontro con professioniste e professionisti del settore». La storia di questa Villa vicina al Meloncello donata nel 1916 al Comune dalla contessa Armandi Avogli ha attraversato varie vicessitudini ma ora la strada è segnata: sarà un laboratorio creativo per la formazione e la crescita degli allievi dell’Accademia.

 

Una sala delle Collezioni comunali d'Arte ospitate all'interno dell'ex appartamento dei Cardinali Legati a Palazzo d'Accursio

 

I numeri dicono che i musei civici di Bologna stanno vivendo un momento straordinario. «Grazie ad azioni ben mirate il numero di visitatori è considerevolmente aumentato in questi anni - continua Del Pozzo - raggiungendo quota 730.786 nel 2024, il 14% in più rispetto al 2023 e il 42% in più rispetto al 2022, anno di creazione ufficiale del Settore Musei in Comune dopo lo scioglimento dell’Istituzione che li raccoglieva». Gran parte di questo successo è legato anche a un consistente afflusso turistico che, peraltro, grazie alla tassa di soggiorno, sostiene il sistema culturale cittadino. La nomina di Giorgia Boldrini a nuovo direttore, dopo le dimissioni di Eva Degl’Innocenti, segna - a detta di Del Pozzo - una rinnovata attenzione al trattamento degli undici musei civici.

Gestione museale che, dietro questi dati, cela polemiche. Il piano strategico integrato 2025-2029, curato a suo tempo appunto da Eva Degl'Innocenti e dall'economista Pier Luigi Sacco, non è piaciuto al sindacato regionale Cobas che ha elencato contraddizioni come la carenza di personale, le scarse risorse economiche, i profondi tagli ai servizi educativi e l'esternalizzazione delle funzioni museali. Del Pozzo affronta la questione in modo diplomatico: «Il tema su cui siamo chiamati a ragionare è come continuare a sostenere questo bene pubblico e renderlo accessibile alla luce delle risorse effettivamente disponibili».

 

Daniele Del Pozzo, assessore comunale alla cultura

 

Meno controverso è il sistema bibliotecario che, spesso, viene additato come uno dei più felici poli pubblici della città. «Questo è un fiore all'occhiello del Comune», taglia corto Del Pozzo. In particolare bisogna ricordare la recente introduzione del "Prestito Intersistemico Circolante" (PIC), che collega oltre 100 biblioteche, con spedizione gratuita e un sistema di consegna ecosostenibile alimentato da veicoli elettrici. Sono quindi i libri a spostarsi, non le persone: le biblioteche di tutta l’area metropolitana diventano un’unica grande fonte a cui attingere. In altre parole se ti interessa un libro che nella tua biblioteca non c’è o è già in prestito, puoi verificare nel catalogo se è presente in una delle altre biblioteche e farne richiesta. I tempi di attesa variano a seconda del giorno in cui è stata inoltrata la richiesta; se ne possono fare fino a tre in ogni singola biblioteca.

Insomma, all’assessorato alla cultura si corre contro il tempo perché i progetti incalzano. «Sto avviando iniziative che andranno ben oltre il mio mandato – conclude – e sono consapevole delle tensioni e delle controversie. Per me è importante lavorare ogni giorno con determinazione e passione».

 

Il servizio è tratto dal "Quindici" n. 9 dell'11 dicembre 2025