Crisi aziendali

Sciopero Marelli (foto Ansa)



I lavoratori della Tecnomeccanica di Crevalcore (Bologna) oggi hanno proclamato otto ore di sciopero su tre turni, accompagnate da un presidio davanti ai cancelli aziendali. La mobilitazione è stata decisa a seguito dei ritardi nei pagamenti degli stipendi, comunicati dall’azienda durante un incontro con Rsu e sindacati, attribuiti al mancato sblocco delle linee di credito garantite dal Ministero delle Imprese.
La Tecnomeccanica, che nel 2024 ha rilevato lo stabilimento da Marelli salvando 152 dei circa 230 dipendenti a rischio licenziamento, è al centro di crescenti preoccupazioni da parte dei sindacati: Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm chiedono un incontro urgente al Mimit per avere certezze sul futuro dello stabilimento e sulla puntualità dei pagamenti. Secondo la Uilm di Bologna, i ritardi riguarderebbero il 70% degli stipendi di novembre, con il saldo previsto la settimana successiva, mentre anche la tredicesima potrebbe essere erogata solo parzialmente, con saldo a gennaio. Il sindacato chiede che Invitalia, socio pubblico garante dell’operazione, intervenga formalmente per assicurare il corretto pagamento delle retribuzioni.
La protesta punta non solo a ottenere garanzie sugli stipendi, ma anche a chiedere miglioramenti nella produttività, nella sicurezza e nelle condizioni di lavoro dello stabilimento bolognese. «Nel caso in cui non venga programmato a breve un incontro con il ministero, le lavoratrici e i lavoratori sono pronti a scendere a Roma il 19 dicembre prossimo per proseguire la mobilitazione», avvisano Fiom e Fim.

 

Ma questa è solo l’ultima vicenda di una lunga serie di spiacevoli situazioni che nell’ultimo periodo stanno travolgendo il settore industriale della regione, su cui ha fatto un breve punto Michele Bulgarelli, segretario generale Cgil di Bologna, in occasione della conferenza stampa per la giornata di sciopero generale prevista il 12 dicembre. «In Emilia-Romagna, tra il 2022 e il 2024, 20.000 persone in più hanno usufruito della Naspi. Nel solo periodo dal 2023 al 2024, 28.000 persone sono state collocate in cassa integrazione, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente – specifica il leader Cgil – Se confrontiamo i primi nove mesi del 2025 con gli stessi del 2023, emerge che il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è aumentato di due volte e mezzo. Parallelamente, crescono anche i licenziamenti per motivi economici, e attualmente sono aperti circa 50 tavoli di crisi aziendali, che riguardano 10.000 posti di lavoro».

Un altro caso è quello della Woolrich, azienda che sta attraversando una fase difficile legata a una riorganizzazione interna dopo l’acquisizione da parte del gruppo italiano BasicNet. Quest’ultima ha comprato il marchio e la società che controlla la distribuzione in Europa, e ha deciso di centralizzare le attività nella sede di Torino, chiudendo gli uffici di Bologna e Milano, decisione questa, che comporta il trasferimento di circa 139 lavoratori dalla sede bolognese e milanese verso Torino, cosa che ha suscitato forti preoccupazioni tra i dipendenti e i sindacati.

 

A tal proposito Bulgarelli commenta: «Abbiamo già vissuto situazioni simili in passato: anni fa ci furono trasferimenti collettivi a Torino utilizzati per aggirare le procedure previste per un licenziamento collettivo. I lavoratori lo denunciarono subito, ma l’azienda cercò di utilizzare lo strumento del trasferimento. È quindi importante chiamare le cose con il loro nome e affrontarle correttamente. Un licenziamento collettivo deve essere gestito come tale, senza esporre i lavoratori al rischio di trasferimenti forzati che impediscano loro di difendersi. Per questo è necessario che la procedura venga ritirata, modificata o cancellata, e affrontata nel rispetto delle regole. Bologna è la capitale della contrattazione collettiva, una città che da sempre difende le fabbriche, i luoghi di lavoro e i posti di lavoro. È qui che, grazie al grande corteo dei metallurgici dello scorso giugno, è stato possibile rinnovare il contratto nazionale, e dove le “perline” sono tornate a lavorare. Proprio ieri (riferendosi al 9 dicembre) i lavoratori di Yoox hanno votato all’unanimità l’accordo che tutela i loro posti di lavoro, dimostrando ancora una volta la forza della mobilitazione. Organizzatevi, scioperate e mobilitatevi», conclude il sindacalista.