LA Chiesa
Foto del Quindici del 2023
Nei dieci anni di episcopato a Bologna Matteo Zuppi ha trovato il tempo di incontrare in due occasioni i giornalisti di InCronaca, concedendo la possibilità di intervistarlo a 360 gradi.
La prima volta è stata nell’ottobre 2018, per il Quindici, il supplemento periodico della testata del Master. Nel sommario dell’articolo redatto di Valerio Castrignano uno scambio di battute con gli allievi: Posso dì ‘na cosa prima delle domande? Mi scuso per il ritardo, ah non lo sono? Vabbè allora non devo scusarmi». Un accento romano educato. Un modo di parlare semplice, senza l’uso di un vocabolario complicato. Cita quadri di Rembrandt, ma anche film di Checco Zalone. Un sorriso sulle labbra e tra le pieghe delle rughe della fronte. Così è l’arcivescovo Matteo Zuppi. Le domande della redazione non lo spaventano. «Le interviste sono quelle della vita quotidiana con tutti noi. E la più difficile è quella con noi stessi, l’esame di coscienza quotidiana. Fondamentale e necessario». E prima di iniziare l’intervista nella sua spontanea premessa, si pone la domanda: «Cos’è la verità?» La domanda che si pone Pilato, «il poveraccio che si è trovato di fronte il caso più difficile della storia», a cui la Chiesa attraverso la fede cerca di rispondere da 2000 anni.
La seconda intervista, titolata “Artigiano di pace”, è stata realizzata per il Quindici Numero 11 del novembre 2023.
Il sommario dell'articolo di Alessia Sironi ne riassume i contenuti: Chiude sul sacerdozio femminile ma sul matrimonio dei preti «si può discutere». Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha parlato a InCronaca del momento attuale della Chiesa. Ma ha raccontato anche gli incontri con i leader mondiali e la sua missione per conto del Papa per cercare la pace tra Russia e Ucraina. Sul conflitto tra israeliani e palestinesi ribadisce la condanna delle azioni di Hamas, ma anche della reazione di Israele. «Chiediamo il cessate il fuoco» è il suo appello. Dal globale al locale per il cardinale è centrale la questione dell’abitare in città. La Chiesa è disponibile a trovare soluzioni suppletive, ma «è compito dello Stato intervenire». Richiama l’attenzione sul pericolo, anche all’interno della realtà ecclesiale, di attribuire etichette alle persone e invita ad accettarsi per come si è.