Criminalità
Il capo della direzione distrettuale antimafia di Bologna (Foto Christian Caporaso)
«Solo nel 2024 in Emilia-Romagna sono state fatte 108 interdittive (provvedimenti amministrativi di natura cautelare e preventiva, ndr), la nostra regione è terza per numeri dopo Sicilia e Campania. Sono stati eseguiti, inoltre, 55 atti di iscrizione di aziende nell’“anagrafe antimafia” e più di 100 accessi ispettivi ai cantieri per quanto riguarda le nove prefetture del territorio». Così Marco Marricchi, capo della DIA (direzione distrettuale antimafia) di Bologna, presenta alcuni dei numeri legati alle operazioni che ogni anno vengono realizzate per contrastare la malavita emiliano-romagnola.
Dati che spesso non catturano l’attenzione perché non riguardano arresti o sequestri, ma che, come sottolinea il comandante, «raccontano un’attività quotidiana tanto silenziosa quanto costante e fondamentale per la prevenzione».
Nel corso della conferenza stampa di presentazione del calendario 2026 dell’organo investigativo, Marricchi coglie l’occasione per esporre i principali risultati conseguiti negli ultimi mesi, evidenziando come «le nove prefetture su cui agiscono portino via molto tempo e impegnino parecchi uomini, ma allo stesso tempo diano soddisfazione per l’importante contributo dato alla regione».
Sono state quattro le principali operazioni antimafia effettuate in Emilia Romagna nel 2025, tre di queste "interforze", cioè che hanno coinvolto altri gruppi delle forze dell’ordine.
La prima, realizzata nel marzo 2025, prende il nome di “On air” e ha visto l’arresto di dieci persone legate a un'organizzazione campana dedita a fatture false, riciclaggio e frodi fiscali per oltre 10 milioni di euro; un servizio in cui la collaborazione di Carabinieri e Guardia di Finanza è stata essenziale. Di seguito è stata la volta dell'arresto di Gaetano Oppido e del figlio Domenico, rei di truffa aggravata da legami con il clan 'ndranghetista Grande Aracri, operazione risalente al settembre di quest’anno. Un mese quello di settembre che vede anche la notifica, eseguita grazie ai Carabinieri di Modena e la DIA di Bologna, di un ordine di esecuzione pena a Carmine Sarcone, il 45enne condannato per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.
Giusto due mesi fa invece l’operazione Bononia Gate, coordinata dalla Procura distrettuale di Bologna e condotta dalla Polizia di Stato insieme alla DIA, si è conclusa con 8 arresti e sequestri per 1,5 milioni di euro contro un'associazione di calabresi legati alla 'ndrangheta Piromalli-Molè, dedita a bancarotta fraudolenta, truffe statali, evasione e riciclaggio.
«Non si può che unire le forze dinanzi alla criminalità organizzata, che col tempo non fa che crescere diventando sempre più importante e pervasiva», spiega il comandante Marricchi.
Ma quali sono i settori più attenzionati dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna?
Quello dell'edilizia e della distribuzione restano i campi che negli ultimi anni hanno più di altri documentato un’infiltrazione maggiore di criminalità organizzata. «In Emilia-Romagna la criminalità non è una criminalità militare, ma è una criminalità imprenditoriale. L'utilizzo di fatture false è uno dei tanti strumenti che la criminalità organizzata impiega per controllare le attività economiche e per portare avanti i propri affari», aggiunge il capo della Dia di Bologna, menzionando poi le nuove insidie del dark web e delle criptovalute, mondi in cui la capacità di riciclaggio e di movimento di capitali non solo è ingente, ma anche difficile da contrastare.
«Ogni giorno svolgiamo un lavoro di ricognizione molto importante che passa attraverso le sentenze giudiziali, le azioni di polizia, le interdittive antimafia, le segnalazioni sospette e anche la lettura delle attività fatte da altri, ma che hanno un certo riverbero sul territorio di competenza», afferma Marricchi.
Un esempio?: «Se a Napoli arrestano 25 persone, ma uno di questi è stanziato in Emilia Romagna, a noi quell’operazione può interessarci per andare a verificare se quel l'arresto era casuale o se invece poteva essere una testa di ponte, se poteva costituire l'indizio di qualcosa di più grande in divenire.
Ricordo che le indagini svolte sul territorio in Emilia-Romagna hanno evidenziato la presenza di criminalità di vario tipo: calabrese, campana e nigeriana, quest'ultima collegata allo spaccio di droga», conclude il comandante.