La città
Veduta della Basilica di San Luca con il lungo portico che parte dal cuore della città (tutte le foto sono di Bologna Welcome)
Bologna che non passa mai di moda. L’identità della città, quella fatta di portici infiniti, di mura rosse e gialle, di piatti generosi e di una cultura accogliente, non ha stagionalità ma attira visitatori da tutto il mondo in ogni momento dell’anno, rendendo il capoluogo emiliano-romagnolo un vero e proprio evergreen turistico. I numeri lo confermano. Secondo i dati del Servizio Statistica della Regione Emilia-Romagna, nei primi otto mesi del 2025 Bologna ha registrato 1,5 milioni di arrivi e 3,3 milioni di pernottamenti, in aumento del +7,6% e +8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche l’area metropolitana cresce, con oltre 2 milioni di arrivi e quasi 4,7 milioni di presenze (+7,7%). Dati, questi, che si riflettono positivamente nei tassi di occupazione delle strutture ricettive sul territorio, la cui media si è attestata al 77%, un valore che in molte città d’arte italiane viene raggiunto solo in alta stagione.

Selfie e fotografie davanti alla statua del Nettuno del Giambologna
Ma a Bologna, ormai, l’alta stagione dura quasi tutto l’anno. Negli ultimi quattro anni i picchi turistici sono cambiati più volte: nel 2021 era l’autunno la stagione preferita, nel biennio 2022-2023 ha dominato l’estate, mentre tra 2024 e 2025 è la primavera ad aver conquistato i visitatori. La vera sorpresa di quest’anno, però, è stato il trimestre estivo, che ha confermato l’andamento positivo dei mesi precedenti. L’attrattività della destinazione è ormai consolidata anche durante la bella stagione, in passato caratterizzata da una minore affluenza. Se un tempo l’estate bolognese veniva considerata “vuota” e afosa, oggi è uno dei periodi più vivaci. Il merito è anche del ricchissimo calendario di eventi diffuso in tutta l’area metropolitana: la rassegna Bologna Estate 2025, iniziata il 16 maggio e conclusasi il 28 settembre, ha proposto oltre 7mila eventi in più di 400 luoghi, portando quasi un milione e 800mila presenze sotto i portici. Piazze, cortili, musei e parchi si sono trasformati in palcoscenici di cultura condivisa. Concerti sotto le stelle, cinema all’aperto, visite notturne e festival gastronomici che hanno tenuto in vita la città anche nei mesi più caldi. È arrivato l’autunno, periodo tradizionalmente fortunato per il turismo delle città d’arte, e il trend positivo del trimestre precedente sembra destinato a protrarsi. I tour stagionali di eXtraBO dedicati al foliage o le esperienze della rassegna "Weekend del Gusto" si affiancano alle attività continuative e sempre apprezzate come il classico tour a piedi Discover Bologna, che in sole due ore mostra i punti principali di quello che l’UNESCO ha definito il centro storico più grande e meglio conservato del mondo.

Il rito dell'aperitivo e dei taglieri di salumi e formaggi in pieno centro storico in via delle Pescherie Vecchie
Ma chi sono i turisti più attratti dalla città delle due Torri? Oggi sotto i portici si sentono parlare molte lingue. La componente internazionale rappresenta il 53% dei visitatori dell’area metropolitana e addirittura il 61% nel capoluogo. I principali mercati restano Stati Uniti, Germania e Regno Unito, ma si registrano crescite significative rispetto allo scorso anno anche da Norvegia (+22%), Irlanda (+16%), Corea del Sud (+7%), Giappone (+6%) e un importante ritorno dei turisti cinesi individuali (+11%). Di fronte a una crescita esponenziale dei visitatori della città però, c’è chi parla di overtourism, il fenomeno del sovraffollamento turistico che mette a rischio l’equilibrio di una destinazione. Ma il sindaco Matteo Lepore spiega: «È un fenomeno che riguarda molte grandi città italiane. Bologna, tra tutte, è quella che ha meno turisti. Con il suo milione e mezzo di arrivi e i quasi quattro milioni di pernottamenti, siamo lontani dai 15 o 20 milioni di città come Firenze, Roma o Venezia». Il primo cittadino riconosce tuttavia la necessità di bilanciare nel centro storico gli spazi dedicati al turismo con quelli destinati ai residenti. «In alcune zone della città c'è un eccessivo numero di Airbnb o bed and breakfast rispetto alla possibilità di avere residenti e questo ha creato problematiche. Abbiamo sicuramente bisogno di riequilibrare anche l'offerta commerciale del centro storico e noi stiamo avviando un percorso dedicato proprio alla zona che ci vedrà, nei prossimi mesi, impegnati nella discussione con la città per l’introduzione di nuove misure. Abbiamo già introdotto negli anni passati il decreto Unesco che ha limitato i cambi d'uso degli esercizi commerciali e ha salvato intere vie. Via San Felice è ancora piena di negozi di moda che non sono diventati degli street food perché noi li abbiamo vincolati, e se non siamo riusciti a evitarlo in qualche caso è stato perché al nostro arrivo erano già cambiati: la zona universitaria o il quadrilatero erano già così». Non basta, aggiunge il sindaco: «Abbiamo bisogno anche di imprese che facciano attività artigianali, abbiamo bisogno di un passaggio generazionale, perché le persone che solitamente gestiscono negozi quando lasciano il loro lavoro devono trovare qualcuno che lo prenda in carico e che abbia voglia di fare quel mestiere. Non è sempre facile ed è quello su cui ci vogliamo impegnare nel percorso che faremo sul centro storico. Dobbiamo qualificare la nostra città sull'offerta culturale, sociale, dei servizi e anche redistribuire maggiormente i flussi su altre zone. Penso ad esempio che via Riva Reno, dopo il tram, diventerà con via San Felice una zona molto frequentata dal turismo ma come anche altre aree della città metropolitana». Dello stesso parere è Daniele Ravaglia, presidente della Fondazione Bologna Welcome: «Alcuni dicono di sì, molti dicono di no. Non c'è dubbio che il turismo a Bologna sia concentrato dentro le mura e in particolare nel centro storico. Però con questi numeri non si può parlare di overtourism. Bologna è solo al sedicesimo posto nella classifica delle città più turistiche in Italia. Il fenomeno del turismo eccessivo è presente in luoghi come Firenze e Venezia, che hanno sostanzialmente le stesse dimensioni di Bologna. Lì si parla di 13- 15 milioni di turisti in arrivo. Noi cerchiamo di allargare il perimetro di interesse dei visitatori. Stiamo lavorando per portare i turisti anche nell'area della Città metropolitana. Ad esempio alla Rocchetta Mattei, lungo la Via degli Dei. In questo modo si alleggerisce il centro e si valorizzano territori meno conosciuti. Il problema di fondo è che in alcune zone, come l’Appennino, mancano strutture ricettive. Serve una crescita culturale e una pianificazione più ampia».
Nonostante ciò, proprio l’Appennino bolognese ha registrato risultati sorprendenti: +11% negli arrivi e +10% delle presenze rispetto al 2024. Località come Castiglione dei Pepoli, Monghidoro e Porretta Terme hanno raggiunto il tutto esaurito, segno di una rinnovata attrattività. «Un successo importante - spiega Ravaglia - perché non lasciamo i turisti solo nel centro storico. Il prossimo passo è farli rimanere di più. Un successo l'abbiamo già ottenuto perché siamo passati da una media di 1,2 giorni, cioè poco più di un giorno, a quasi 3; si tratta di una crescita molto forte che porta maggiore ricchezza al territorio». Nel 2024 la tassa di soggiorno ha portato nelle casse del Comune di Bologna 18 milioni di euro. Ma per il 2025 la proiezione è già più alta: 21 milioni. «È l’effetto combinato del Giubileo e dell’aumento delle tariffe - dice Mattia Santori, consigliere comunale con delega al turismo - che ora possono arrivare fino a sette euro a notte. Bologna è ormai una città turistica a tutti gli effetti e l’imposta è uno strumento che ci ha permesso di investire proprio su questo sviluppo. Una parte della tassa serve a promuovere la città». Nel 2012, un terzo del gettito, all’epoca equivalente a 6 milioni, venne destinato a Bologna Welcome attraverso la Dmo (Destination Management Organization) nata proprio grazie alla tassa di soggiorno. «Fu un patto con gli albergatori - ricorda Santori - e anche quest’anno a Bologna Welcome sono stati destinati due milioni. Il resto va quasi tutto al sistema culturale». L’80% dell’imposta finanzia il settore della cultura cittadina: dal Teatro Comunale alla Cineteca, fino alle biblioteche e agli eventi speciali che vengono scelti di anno in anno come Bologna Estate o il Capodanno in piazza. «È una scelta politica precisa, reinvestire ciò che arriva dal turismo in cultura per rafforzare l’identità della città», conclude Santori. A Bologna, si sa, la tipologia di turismo che va per la maggiore è quella enogastronomica. Le eccellenze culinarie a chilometro zero e i piatti tipici della tradizione emiliana attirano visitatori da tutto il mondo. Ravaglia lo conferma e poi aggiunge: «Immediatamente dopo il cibo però, viene la cultura, perché Bologna ha molto da offrire anche sotto questo punto di vista tra mostre, spettacoli e musica». Oggi la visita alla Torre dell’Orologio venduta insieme all’esposizione delle Quadrerie comunali, è sicuramente al primo posto tra i siti più apprezzati; momentaneamente ha anche spodestato la Torre degli Asinelli, simbolo della città, chiusa a seguito dei lavori di ristrutturazione della Garisenda ancora in corso d’opera. Poi, nella lista delle preferenze, arriva l'Archiginnasio, a seguire Palazzo Pepoli e infine la casa di Lucio Dalla. Molto gettonata anche la visita guidata nella Bologna sotterranea. «È un territorio che ha molto da offrire, bisogna scoprirlo, bisogna proporlo in modo strutturato anche con l’ausilio di visite guidate, piuttosto che di supporti online in grado di aiutare il visitatore a conoscere il luogo in cui si trova», spiega il presidente di Bologna Welcome.

Veduta di Piazza Maggiore con le Torri sullo sfondo dalla terrazza di Palazzo d'Accursio, storica sede del Comune
A rendere il capoluogo ancora più attrattivo dal punto di vista turistico ha contribuito anche lo sport, grazie agli importanti risultati che la squadra calcistica della città ha ottenuto negli ultimi tempi e non solo. «Uno studio che ha fatto una società per conto del Bologna FC - dice Daniele Ravaglia - ha rilevato che la ricchezza ottenuta dall’ingresso del Bologna in Champions avrebbe portato 100 milioni di ricavi alla città. Sono stati fatti accordi con tutte le aziende tour operator delle città che arrivano qui con le squadre ospiti. Quei tifosi non sarebbero mai venuti a Bologna se non per il calcio. Credo che questo tipo di visibilità internazionale verrà ripagata col tempo. In questi giorni è stato anche il momento del tennis con la Coppa Davis, grazie alla quale gli alberghi di Bologna sono stati sold out». Ricorda il direttore: «E pensare che, dieci anni fa, Bologna non era nemmeno considerata una meta turistica. All’epoca non vedevo nessun ombrellino in giro per la città o in Piazza Maggiore. Oggi il centro è pieno. Merito della bellezza del luogo ma anche di Ryanair che ci ha molto aiutati. Se non c'era chi portava qui turisti a prezzi giusti, non avremmo mai avuto questi risultati». All'origine del successo ci sono tutta una serie di concause, come la collocazione geografica, l'aeroporto l'Alta Velocità che consente rapidi spostamenti. In poco più di un decennio, Bologna è diventata da città di passaggio a destinazione di soggiorno, da tappa intermedia a meta da vivere. Una trasformazione costruita passo dopo passo, tra investimenti culturali, promozione turistica e attenzione alla qualità della vita. Una città che cresce senza snaturarsi, che si rinnova restando se stessa. Una città di portici, piatti fumanti, arte e accoglienza. Una Bologna che non passa mai di moda.
L'inchiesta è tratta dal "Quindici" n.8 del 27 novembre 2025