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La sede di Prometeia (foto Ansa)
La crescita dell’economia italiana rallenta e torna su livelli modesti, simili a quelli pre-pandemia. Sono le previsioni macroeconomiche di Prometeia, istituto di ricerca e società di consulenza con sede a Bologna, che ribadisce come senza il Pnrr nel biennio 2024-2025 l’economia italiana sarebbe rimasta sostanzialmente ferma. Con una chiusura dell’anno a + 0.6%, Prometeia prevede un picco di crescita economico stimato dello 0.7% nel 2026, ma l’economia tricolore si stabilizzerà subito dopo attorno allo 0.5%.
Prometeia giudica i conti pubblici «ordinati ma sotto pressione», con un’impostazione della legge di bilancio 2026-2028 prudente: per il 2026 il deficit è previsto al 2,8% del Pil, anche se non è ancora contabilizzato l’aumento della spesa militare, che potrebbe arrivare fino a 0,5 punti di Pil entro il 2028. La disciplina di bilancio ha comunque contribuito a mantenere lo spread Btp-Bund su livelli storicamente bassi, rafforzando la fiducia dei mercati.
A livello internazionale per la società di consulenza l’economia ha ben assorbito l’impatto dei dazi di Trump, ma lo scenario che si prospetta per il 2026 è nero, con una certa decelerazione dell’espansione mondiale. L’Europa vede nel 2025 la sua competitività sempre più messa in ombra dal regime di tariffe e sussidi degli Stati Uniti e dalle esportazioni cinesi.
Al centro delle dinamiche economiche c’è l’intelligenza artificiale, che sostiene consumi e produzione grazie all’effetto ricchezza sui mercati finanziari e agli investimenti in data center, semiconduttori e software. Ma Prometeia mette in guardia pure dal rischio di una nuova bolla più pericolosa di quella delle dot-com del 2001: la ricchezza in gioco è maggiore, i margini fiscali sono più ridotti e il sistema finanziario è oggi più interconnesso con il settore non bancario.
Per l’istituto di ricerca, l’Italia dovrebbe «sfruttare l'attuale "luna di miele" con i mercati per avviare le riforme strutturali necessarie, prima che l'effetto del Pnrr svanisca», mettendo al primo posto l’aumento della produttività.