L'opinione
Giovanni Salizzoni (foto presa dal sito Iperbole)
Il tema delle liste civiche ormai è diventato uno dei nodi centrali per le prossime lezioni comunali che si terranno nel 2027. Diversi i candidati civici, diverse le possibilità di sostegno da parte delle opposizioni di centrodestra per sconfiggere l'egemonia del Pd. Ne abbiamo parlato con Giovanni Salizzoni, ex braccio destro del sindaco Giorgio Guazzaloca e suo vice.
Qual è l’obiettivo che devono porsi le opposizioni per le prossime elezioni?
«Ciò che si deve tentare di fare è smuovere la macchina storica di 80 anni di dominio della sinistra. Certo, non è una cosa facile. Ci eravamo riusciti noi con Guazzaloca nel 1999, un’avventura sperata ma non creduta. Poi però, dalla nostra breve parentesi, tutto è tornato come prima».
Stanno circolando molti nomi di papabili per questo fronte civico “anti-Lepore”, come Forchielli, Ugolini, Felicori. Che ne pensa di loro?
«Sono tutte persone meravigliosamente candidabili, sono la dimostrazione che i cervelli in gamba ci sono, così come la voglia di fare, visto che amministrare una città è un sacrificio enorme. Ma il problema è che a Bologna c’è un elettorato silenzioso che magari a parole ti è amico, poi nelle urne vota affinché ogni cosa rimanga così com’è. Quindi il tema in gioco non è tanto quello della lista civica, ma piuttosto il fatto di come chiedere alla sinistra di cambiare passo, in nome dell’alternanza democratica, che è un diritto sacro. Bisogna trovare un’unità di intenti, far capire all’elettorato che se si vuole si può cambiare. Altrimenti ci teniamo questo “grigiore”. Si deve sbloccare Bologna, perché ha da troppo tempo il freno a mano tirato».
Il suo giudizio sui partiti di centrodestra, e non, che appoggeranno i candidati civici.
«È importante che i partiti che sosterranno questa novità si mettano in testa di essere collaborativi, senza piantare la loro “bandierina”. Ciò che differenziava noi, della giunta Guazzaloca, dagli altri era che eravamo liberi, liberi da condizionamenti, da pressioni. Ci siamo serviti di aiuti professionali senza che questi intralciassero la nostra novità politica».
C’è poi il tema più caldo della città, ovvero la tramvia, che se finita in tempo potrebbe essere la carta vincente per la rielezione di Lepore.
«Prima bisogna vedere se Lepore ha voglia di fare ancora il sindaco. È una persona che sta facendo cose importanti, che tuttavia non condivido, e il tram è una di queste cose. Non diminuirà i tempi di percorrenza, e i pedoni faranno fatica ad attraversare la strada, soprattutto in aree come via Ugo Bassi e via Indipendenza. Il tram è una macchina bellissima ma costosissima, e non può competere con gli autobus. Un conto è girare i viali di Milano, un conto è girare per le strade di Bologna».
Cosa distingueva la giunta Guazzaloca dal resto delle altre giunte che ha visto la città?
«Ciò che differenziava noi dagli altri era che eravamo liberi, liberi da condizionamenti, da pressioni. Ci siamo serviti di aiuti professionali senza che questi intralciassero la nostra novità politica. Non a caso Guazzaloca era amatissimo dai cittadini».