Tendenze

Rossella Regina. Foto concessa dalla giornalista
Chi l’avrebbe mai detto. Che in un universo affollato di immagini, di social network che diventano la vetrina illuminata di una società in affanno e alla ricerca di non si sa bene che cosa, i single tornassero alla riscossa. Non sulle app di incontri, non su Instagram, men che meno sull’ormai obsoleto Facebook. A Bologna fanno sentire la loro voce sulla cancellata di via Oberdan che da sul canale. Con i lucchetti.
E la mente, anche quella dei meno nostalgici, non può fare a meno di tornare agli anni ’90, a quel Ponte Milvio romano che da allora è culla e supporto di altri lucchetti, quelli dei più fortunati accoppiati, magari solo per una notte, per un istante che tanto basta a suggellare una promessa dal clic dell’acciaio che si chiude. Per sempre.
L’iniziativa dei lucchetti solitari è nata vent’anni fa da un’idea di Rossella Regina, giornalista calabrese trapiantata a Bologna che un po’ per gioco e un po’ per sfidare il monopolio lievemente inzuccherato della Capitale, aveva fatto scattare la prima serratura, lasciando che il resto venisse da sé.
«Alcuni giorni fa – racconta -, passando per caso in via Oberdan, mi sono resa conto di quanti lucchetti ci siano oggi. Non li ho contati, ma sono veramente tanti, un migliaio. Mi sono detta: devo scrivere al sindaco e alla Giunta».
E così, ha fatto, proponendo al Comune di battezzare con un nome e una targa la cancellata, magari dotandola anche di una romantica illuminazione notturna, per dare la possibilità a chi di insonnia soffre e di solitudine vive di lasciare i propri desideri ancorati alla promessa di un incontro, di uno sguardo. Come quello che lei e il sindaco si sono scambiati alcune sere fa. «Passeggiavo proprio nei dintorni del cancello e all’improvviso l’apparizione di Lepore. Un veloce scambio di sguardi. Mi piace pensare che dopo il mio appello il sindaco fosse lì per fare una perlustrazione serale, chissà».
«Il rito – racconta oggi – era ed è molto semplice. Sul lucchetto le iniziali del nome e il cognome del single, un numero di telefono, un giro di chiave e via, quella chiave lanciata di spalle nel canale». E qui gli ambientalisti avrebbero qualcosa da dire, ma la soluzione l’ha trovata. Perché chi guarda con sospetto al lancio delle chiavi si tranquillizzi pure, c’è già il prototipo del lucchetto ecologico. «Sto collaborando con un artista di Porretta, Angelo Guccini, che ha realizzato un lucchetto biodegradabile in cartone pressato. Con la pioggia e con l’acqua del canale in pochi giorni si scioglie, così come la chiave». «Senza contare – conclude -, che il cartone, con la sua leggerezza, non porta a problemi di sicurezza, come è capitato a Ponte Milvio».
Cosa ne penseranno i single, del loro lucchetto degradato, seppure biologicamente, è un altro discorso. E già è prevedibile una battaglia al cardiopalma tra loro, i romantici solitari che trovano rifugio nella promessa fatta a se stessi, e gli ambientalisti inflessibili, che di amore e di desideri forse non sono tanto avvezzi. Che, poi, a dirla tutta, l’immagine del lucchetto di cartone che si scioglie un po’ di tristezza la mette, al di là di qualsiasi tormento e riflusso di politicamente corretto, avvinto anche all’amore e alla speranza di un incontro. Con buona pace di tutti.
L'approfondimento è tratto dal n.1 del Quindici uscito il 9 aprile 2025