salute
In Emilia-Romagna il 57,6% dei medici di famiglia ha più di millecinquecento pazienti, il numero massimo fissato dall’accordo collettivo nazionale. Il valore ottimale stabilito sarebbe di un medico ogni milleduecento abitanti, in regione per far tornare i conti sarebbero necessari cinquecentotrentasei medici in più. Il sovraccarico degli ambulatori crea difficoltà nell’erogazione del servizio, peggiorando la qualità dell’assistenza.
È una situazione problematica. Il medico di medicina generale, spesso chiamato più semplicemente medico di famiglia, è la prima linea del sistema sanitario nazionale, incaricato di dare accesso a tutti ai livelli essenziali di assistenza. Un ruolo fondamentale che in sempre più regioni italiane sta conoscendo una profonda crisi. I dati e previsioni aggiornati al gennaio 2024 sono stati diffusi da fondazione Gimbe, che opera per garantire la sostenibilità e l’equità della sanità pubblica.
Non è un fulmine a ciel sereno, la situazione era negativa da diversi anni. Fra il 2019 e il 2023 i medici di base emiliano-romagnoli sono diminuiti del 9,3%. I fattori che hanno portato a questa situazione sono sia interni che esterni al sistema sanitario. In generale la popolazione italiana è invecchiata: dagli anni ’80 a oggi la percentuale di abitanti con più di sessantacinque anni è raddoppiata e quella di ultraottantenni è triplicata. Gli anziani hanno spessissimo un maggior bisogno di assistenza medica e sono le persone più afflitte da malattie croniche che richiedono frequenti cure e controlli. Contemporaneamente sono diventati più anziani anche i medici stessi.
L’età pensionabile per un medico di famiglia è 70 anni, derogabile a 72. Ma mentre sempre più persone raggiungono la pensione, un numero non sufficiente di giovani arriva a riempire i vuoti attraverso i corsi di formazione specifica e le borse di studio fornite dal ministero. In molte regioni i posti disponibili sono più dei candidati che si presentano, creando dei buchi. Non è ancora questo il caso per l’Emilia-Romagna. Tra il 2024 e il 2027 però più di settemila medici andranno in pensione in tutta Italia. Il piano per tamponare la crisi della medicina generale in regione è quello di spostare i medici dal rapporto di convenzione a quello di dipendenti statali. Idea che non convince Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, che ritiene che il semplice cambiamento di ordinamento non risolva il problema fondamentale, la mancanza di attrattività della professione che non permette un efficace ricambio di medici.