Solidarietà

I giocatori vengono presentati uno alla volta, ognuno con il proprio numero di maglia. Prima della partita suona la musica, e il pubblico si esalta. Il tifo è alto durante il corso dell’incontro, e la tribuna è piena di bandiere gialle e blu che sventolano. È il derby della Pgs Baskin Welcome, società che da oltre 6 anni ha formato una società di baskin, sport di squadra nel quale giocatori normodotati e disabili giocano insieme, in una palestra della struttura dei Salesiani in via Jacopo Della Quercia. Al momento è l’unica realtà in città, e le due squadre partecipano al Girone Nord Emilia-Romagna. La partita tra “Sun” e “Moon” è tirata fino all’ultimo minuto, con i primi a prevalere per 54 a 51. L’agonismo in campo è alto, ma prima, durante e dopo la partita c’è spazio solo per sorrisi, battute e spirito goliardico. Incontro al quale ha assistito anche il sindaco Matteo Lepore, insieme alla presidentessa del Cip (Comitato italiano paralimpico) Emilia-Romagna, Melissa Milano. «Mi sono divertito tantissimo, e siamo molto felici che il baskin stia crescendo», ha commentato il primo cittadino. Ma che sport è il baskin? Il nome deriva dall’unione dei termini basket e inclusivo. Permette di giocare a pallacanestro a persone con diversi tipi di disabilità insieme a normodotati, in maniera realmente integrata. Sport nato nel 2001 all’interno di una scuola media di Cremona, da un’idea di Antonio Bodini, tuttora presidente dell’associazione Baskin e che lo scorso 20 marzo è stato premiato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel baskin ogni squadra mette in campo sei giocatori. Sono divisi in ruoli, indicati con numeri dall’1 al 5, in base all’abilità nella pallacanestro e al grado di disabilità. Oltre ai canestri utilizzati nel basket tradizionale sono presenti due ulteriori aree di attacco laterali, ciascuna con due canestri più bassi rispetto a quelli regolamentari. In queste zone stazionano i pivot, i ruoli “1” e “2”, giocatori che a causa della loro disabilità hanno una mobilità ridotta, ai quali i propri compagni di squadra possono consegnare la palla per tirare senza essere marcati. In questo modo si crea un gioco molto rapido e veloce, nel quale ogni giocatore in campo ha dei compiti ben precisi, con le regole della pallacanestro che sono adattate per ogni ruolo. I “3”  per esempio sono le “mine vaganti” della squadra, potendo attaccare sia verso i canestri tradizionali che a quelli laterali. Sono persone con disabilità fisiche o psichiche in grado di correre e tirare a canestro, che possono interrompere e riprendere il palleggio all’interno della stessa azione. I “4”, invece, possono essere sia giocatori normodotati con scarsa familiarità con il basket, che disabili, in grado di correre e palleggiare in maniera continua. Devono tirare necessariamente verso i canestri tradizionali e non possono effettuare il terzo tempo, ma per loro non vale la regola dei passi in partenza. I “5”, infine, sono giocatori con familiarità verso il basket, e fungono da “guide” per il resto della squadra. Nei ruoli “4” e “5” ogni squadra deve schierare almeno una donna, e ogni giocatore può essere marcato solamente dai suoi pari ruolo, per garantire che tutti i giocatori siano realmente coinvolti, inoltre, ogni giocatore in campo può segnare al massimo tre canestri all’interno di un tempo di gioco, mentre i ruoli “5” hanno solamente tre tiri a disposizione. Sembra complicato, ma in realtà il gioco fila via veloce. Il senso di tutte queste regole è quello di dare la possibilità veramente a chiunque di poter giocare. Il baskin è in grande crescita sia a livello nazionale, con oltre 6 mila tesserati e 5 mila studenti che nelle scuole praticano questo sport, che a Bologna. Per questo motivo, la società Pgs Welcome, con sede all’interno del cortile dell’istituto salesiano salesiano in via Jacopo della Quercia, si è trovata di fatto “costretta” a dover creare due squadre all’interno della propria società. Con 35 tesserati, infatti, era diventato impossibile poter dare il giusto spazio a tutti i giocatori con una sola squadra. Scelta che, per la necessità di creare due squadre con un livello simile, ha portato inevitabilmente a perdere qualche partita in più in campionato, ma resa necessaria dall’obiettivo di dare il giusto spazio a tutti. «A referto si possono inserire al massimo 14 giocatori. Già l’anno scorso avevamo 25 giocatori, e qualcuno a rotazione doveva rimanere fuori» spiega Bianca Sacco, allenatrice della squadra. Bianca è un’ex giocatrice di basket di 33 anni. Laureata in scienze motorie, inizia a giocare a baskin nella Pantarei di Urbino nel 2012. Due anni dopo si trasferisce a Faenza, dove decide di dare vita a una squadra di Baskin, la Asdd Faenza, tuttora in attività. «Quando ho iniziato a studiare a Bologna per la magistrale ho iniziato un progetto in una scuola media all’interno del quale c’era Riccardo, un ragazzo di 11 anni che giocava da pivot come ruolo “2”. Ho visto fin da subito che era un fenomeno, tanto che in poco tempo è stato “promosso” prima a ruolo “3” e poi ruolo “4”» racconta Bianca. «Quando ha finito le scuole medie, mi sono sentita in dovere di creare una squadra anche qui a Bologna, per potergli dare un futuro». Per questo motivo, ogni mercoledì sera Bianca fa avanti e indietro da Faenza per allenare la squadra di baskin, attività che svolge come volontaria, insieme a Marco Favarato, che oltre ad allenare fa anche da arbitro. L’agonismo, sia in allenamento che in partita, è alto. «È uno sport a tutti gli effetti, non veniamo qui solo per far fare due tiri ai ragazzi» rimarca Bianca, che sottolinea anche il ruolo educativo di questo sport: «Siamo degli educatori, e aiutiamo i ragazzi disabili a proiettarli nel mondo reale e a confrontarsi con persone normodotate e adulte, cosa che difficilmente hanno la possibilità di fare. Facciamo anche tornei fuori regione e passiamo notti insieme. Il baskin è un modo di pensare e di rapportarsi fuori dal campo». Ogni allenamento inizia con un momento di riflessione nel quale si analizza la partita o gli allenamenti che si sono disputati nelle settimane passate, ragionando su cosa si può migliorare, e si organizza l’allenamento che si andrà a fare. Dopodiché, tutti i giocatori, si mettono a lavorare sui fondamentali, per finire poi con la classica partitella. Tutti vengono trattati allo stesso modo: «Per me non esistono normodotati e disabili. Se c’è da riprendere qualcuno lo si fa a prescindere. Il baskin è un modo di pensare, di rapportarsi fuori dal campo» spiega Bianca. E vedendo allenarsi e giocare insieme i ragazzi, si capisce come nel baskin non ci sia nessuna forma di pietismo, e come gli stessi giocatori, sia disabili che normodotati, giocano e si divertono come in qualunque altro sport.

 

Foto Pgs Baskin Welcome

 

Questo articolo è già uscito sul Quindici numero 19 del 27 marzo 2024