Quindici

«Quando ho la glicemia bassa mi gira la testa e sbaglio anche dei tiri facili. Ma fa parte del gioco, devo accettarlo e affidarmi alla tecnologia di cui dispongo per superare quei momenti». A parlare è Lauren Cox, giocatrice della Virtus Bologna Serie A1 femminile, e il “gioco” a cui fa riferimento non è solo la pallacanestro ma il suo diabete. Nata in Texas venticinque anni fa, Cox inizia la sua carriera cestistica con la terza chiamata nel Wnba draft 2020 dalle Indiana Fever e prosegue debuttando in Spagna, prima di passare alle Los Angeles Sparks nel 2022 e approdare nella squadra bolognese a luglio 2023. L’atleta convive con il diabete mellito di tipo 1, detto anche Dt1, diabete giovanile o insulino-dipendente, da quando aveva sette anni. All’inizio della malattia il basket era il suo sport già da due. «Dal momento della diagnosi ho continuato ad andare avanti, tra giorni buoni e altri cattivi. Ma non c’è mai stato dubbio sul fatto che avrei continuato a giocare – racconta la cestista. Fin da subito i miei genitori e i medici mi hanno incoraggiata a farlo, purché mi prendessi cura di me stessa e fossi sempre responsabile del mio diabete. Da piccola, oltre al basket, ho provato molti altri sport. Con i miei andavamo a parlare con l’allenatore e spiegavamo quali accorgimenti avrei dovuto adottare durante gli allenamenti e le partite. Ancora adesso ritengo importante comunicare già in partenza che ho il diabete. Non mi sono mai sentita discriminata per la mia patologia, tutti si sono sempre dimostrati comprensivi nei miei confronti, compagne di squadra comprese». Ma nella giostra quotidiana di alti e bassi che vive ogni diabetico niente è così lineare e, spesso, anche il più semplice dei match può rivelarsi un per- corso a ostacoli. «Mi è capitato di giocare partite con la glicemia alta o bassa. Le due cose mi influenzano entrambe, in modi diversi. Se la mia glicemia sale a picco mi stanco rapidamente, mi sento lenta e ho bi- sogno di bere molta acqua, ma gli zuccheri alti non sono pericolosi, posso continuare a giocare. Il problema è quando accade il contrario: allenarsi o competere con pochi zuccheri in circolo può costituire un pericolo. In quel caso, devo fermarmi e mangiare qualcosa di zuccherato». Per un diabetico saper ascoltare e interpretare i segnali che il corpo lancia è di fondamentale importanza. A volte, tuttavia, questo può non essere sufficiente. E dove non arriva l’auto percezione interviene la tecnologia. Come gran parte delle persone con Dt1, anche Cox indossa dei dispositivi tecnologici utili per la gestione della malattia. «Ho il mio microinfusore di insulina e un monitor continuo del glucosio che mi dice qual è esattamente la mia glicemia in qualsiasi momento. Se è troppo alta, l’apparecchio mi somministra automaticamente l’insulina; se, invece, è sotto la soglia minima, il sistema ne sospende l’erogazione, in modo che non ne assuma più. Queste tecnologie non mi consentono di ignorare il mio problema, ma fanno sì che non me ne preoccupi eccessivamente mentre gioco o mi alleno», conclude l’ala della Virtus. La storia di Cox con la malattia è simile a quella di tanti giovani. Il diabete giovanile rappresenta infatti il 10% dei casi di diabete e si distingue dal tipo 2 per l’insorgere in giovane età, perlopiù durante l’adolescenza, ma anche in bambini e giovani adulti geneticamente predisposti. La provincia di Bologna, nel 2022, contava 199 soggetti tra zero e 18 anni d’età, con un aumento degli esordi negli ultimi quattro anni, dal 2019, e un’incidenza pari a 20 casi ogni 100 mila minori. Numeri che crescono se si considerano tutte le fasce d’età e l’intero territorio nazionale: a essere colpite da Dt1, come attesta il Ministero della Salute, sono circa 300 mila persone. Nonostante i progressi della tecnologia, attualmente l’unica cura resta la terapia insulinica a vita. Dosaggi che, se ben calcolati, consentono a chi ne soffre di integrare lo sport nella propria routine. «Non ci sono discipline negate – dice Valentina Lo Preiato, diabetologa del Sant’Orsola. Previa valutazione delle condizioni generali di salute, l’attività fisica, anche a livello agonistico, può essere parte della vita del paziente. Ciò richiede, tuttavia, un adeguamento delle dosi di insulina e capacità di autogestione». Le prestazioni sportive risultano ottimali se per tutta la durata dell’allenamento si rientra in determinati parametri glicemici: «Con una glicemia compresa tra i 100 e i 180 si assicura ai muscoli e al cervello un adeguato supporto energetico – spiega Lo Preiato. Se il glucosio in circolo è troppo, o troppo poco, infatti, la performance risulterà compromessa e ridotta, oltre che poco sicura». Per evitare cali di zucchero pericolosi è necessario attrezzarsi prima di iniziare l’attività fisica. «Avere sempre con sé alimenti ricchi di carboidrati semplici, come succhi di frutta, caramelle o qualche bustina di zucchero e, in caso di ipoglicemie, assicurarsi di potersi fermare fino a quando questi non facciano effetto – suggerisce il nutrizionista Matteo Contardi, diabetico fin dall’infanzia. Può essere utile anche fare uno spuntino prima dell’allenamento, assumendo alimenti con carboidrati a lento e rapido rilascio, per esempio un frutto e qualche biscotto, a seconda del valore glicemico di partenza». Per insegnare a conciliare al meglio sport, alimenta- zione e diabete sono varie le iniziative pensate dalle associazioni bolognesi. Salvatore Santoro illustra quelle di Agd Bologna, di cui è presidente: «Ogni anno organizziamo campi educativi destinati ai bambini diabetici e alle loro famiglie. I campi, sostenuti dalla diabetologia del Sant’Or- sola, sono momenti di educazione pratica e teorica per imparare ad autogestire vari aspetti della patologia, tra cui il rapporto con lo sport». Dia.Bo, invece, è l’associazione di riferimento per gli adulti. «I nostri gruppi di cammino offrono la possibilità di svolgere quest’attività aerobica che contribuisce a regolarizzare i valori delle glicemie e, al contempo, riuniscono persone con la stessa patologia, dando loro modo di confrontarsi su dubbi e timori», dice la presidente Agata Magaletta. Infine, il progetto BeNew di Uisp Bologna, che riunisce le esigenze di tutte le età proponendo agevolazioni economiche per praticare sport nelle palestre e piscine convenzionate, attività monitorate a piedi e programmi educativi di insegnamento dell’attività fisica per bambini e adolescenti con diabete.